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L'ascesa della nuova classe creativa
Stile di vita, valori e professioni
Richard
Florida insegna teoria dello sviluppo economico alla Carnagie Mellon University
di Pittsburgh ed è considerato uno dei più autorevoli osservatori delle
evoluzioni socio-economiche in corso.
Il
libro si inserisce nel recente e già nutrito filone di articoli e libri sulla
creatività ma ha l'originalità di analizzarla dal punto di vista di chi lavora
più che da quello puramente aziendale come fanno quasi tutti gli altri autori.
L'Autore
cerca di rispondere essenzialmente a due domande:
1
- perché alcune città, aree o nazioni vivono momenti di fortissima crescita
economica mentre altre ristagnano incapaci di attrarre investimenti e offrire
opportunità di sviluppo?
2
- cosa fa si che determinati centri urbani conoscano veri e propri
"rinascimenti" produttivi mentre altri vivono un declino che sembra
inesorabile?
Parte
della risposta sta nella presenza in tali aree o nazioni di un maggior numero di
esponenti della NUOVA CLASSE CREATIVA che è diventata una risorsa fondamentale
per le imprese che tendono a spostarsi e ad investire nei luoghi in cui essa si
concentra e preferisce vivere.
Secondo
l'Autore il nostro futuro si sta ridisegnando sul modo di vivere di questa nuova
classe che sta sovvertendo le regole, le convenzioni, l'uso del tempo, il
rapporto tra lavoro e divertimento, fra vita privata e vita professionale e
quindi anche il modo di pensare e progettare la città, l'abitazione, il luogo
di lavoro.
La
CREATIVITA' come la intende Florida è
MULTIFORME (la creatività
tecnologica ed economica è alimentata da quella artistica e culturale)
PERVASIVA (investe ogni prodotto processo o attività)
CONTINUA (revisiona,
perfeziona e raccorda tutto in vario modo continuamente)
RICHIEDE un URBANISTICA (cioè
una città) e un'ARCHITETTURA (cioè case, luoghi di lavoro, luoghi di svago) altrettanto
stimolanti, coinvolgenti e aggreganti.
BILANCIA le considerazioni di
tipo economico (quanto mi paghi) con la possibilità di gestire il proprio
tempo, svolgere un'attività coinvolgente e vivere in una comunità che rifletta
i propri valori e le proprie priorità.
Di
contro: si rischiano alti livelli
di stress emozionale e mentale, la flessibilità implica la scomparsa del posto
di lavoro sicuro, le tecnologie - se mal gestite - invadono la nostra vita, si
tende a vivere segregati rispetto alle altre classi.
L'interrogativo
per i rappresentanti della classe creativa diventa quindi:
"ora
che sono state liberate le forze che ci consentono di perseguire le nostre vere
aspirazioni, cosa vogliamo in realtà? Che genere di vita e che tipo di società
vogliamo lasciare alle future generazioni?"
Interrogativo
tanto più scomodo oggi dopo che il crollo della new economy, la tragedia
dell'11 settembre 2001, le guerre ed il terrorismo hanno incrementato il livello
di incertezza sociale ed economica (v. libro di Clampitt e De Koch
"Accogliere l'incertezza").
Alcune
iniziative che da più parti vengono promosse in questa ripresa dell'attività
dopo la pausa estiva fanno tuttavia ben sperare per l'acquisizione di una
maggiore consapevolezza della centralità del proprio ruolo da parte della
classe creativa.
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