21/07/2004

dal pensiero all'azione
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L'ascesa della nuova classe creativa
Stile di vita, valori e professioni
recensione di Gian Sandro Simonini

Richard Florida insegna teoria dello sviluppo economico alla Carnagie Mellon University di Pittsburgh ed è considerato uno dei più autorevoli osservatori delle evoluzioni socio-economiche in corso.

Il libro si inserisce nel recente e già nutrito filone di articoli e libri sulla creatività ma ha l'originalità di analizzarla dal punto di vista di chi lavora più che da quello puramente aziendale come fanno quasi tutti gli altri autori.

L'Autore cerca di rispondere essenzialmente a due domande:

1 - perché alcune città, aree o nazioni vivono momenti di fortissima crescita economica mentre altre ristagnano incapaci di attrarre investimenti e offrire opportunità di sviluppo?

2 - cosa fa si che determinati centri urbani conoscano veri e propri "rinascimenti" produttivi mentre altri vivono un declino che sembra inesorabile?

Parte della risposta sta nella presenza in tali aree o nazioni di un maggior numero di esponenti della NUOVA CLASSE CREATIVA che è diventata una risorsa fondamentale per le imprese che tendono a spostarsi e ad investire nei luoghi in cui essa si concentra e preferisce vivere.

Secondo l'Autore il nostro futuro si sta ridisegnando sul modo di vivere di questa nuova classe che sta sovvertendo le regole, le convenzioni, l'uso del tempo, il rapporto tra lavoro e divertimento, fra vita privata e vita professionale e quindi anche il modo di pensare e progettare la città, l'abitazione, il luogo di lavoro.

La CREATIVITA' come la intende Florida è

MULTIFORME (la creatività tecnologica ed economica è alimentata da quella artistica e culturale)

PERVASIVA (investe ogni prodotto processo o attività)

CONTINUA (revisiona, perfeziona e raccorda tutto in vario modo continuamente)

RICHIEDE un URBANISTICA (cioè una città) e un'ARCHITETTURA (cioè case, luoghi di lavoro, luoghi di svago) altrettanto stimolanti, coinvolgenti e aggreganti.

BILANCIA le considerazioni di tipo economico (quanto mi paghi) con la possibilità di gestire il proprio tempo, svolgere un'attività coinvolgente e vivere in una comunità che rifletta i propri valori e le proprie priorità.

Di contro: si rischiano alti livelli di stress emozionale e mentale, la flessibilità implica la scomparsa del posto di lavoro sicuro, le tecnologie - se mal gestite - invadono la nostra vita, si tende a vivere segregati rispetto alle altre classi.

L'interrogativo per i rappresentanti della classe creativa diventa quindi:

"ora che sono state liberate le forze che ci consentono di perseguire le nostre vere aspirazioni, cosa vogliamo in realtà? Che genere di vita e che tipo di società vogliamo lasciare alle future generazioni?"

Interrogativo tanto più scomodo oggi dopo che il crollo della new economy, la tragedia dell'11 settembre 2001, le guerre ed il terrorismo hanno incrementato il livello di incertezza sociale ed economica (v. libro di Clampitt e De Koch "Accogliere l'incertezza").

Alcune iniziative che da più parti vengono promosse in questa ripresa dell'attività dopo la pausa estiva fanno tuttavia ben sperare per l'acquisizione di una maggiore consapevolezza della centralità del proprio ruolo da parte della classe creativa.

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