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The Surprising Truth About How Companies Innovate
How Breakthroughs Happen
by Andrew Hargadon
Come comprendere le dinamiche
che portano all’innovazione? Andrew Hargadon (professore di Management della
Tecnologia presso l’Università della California) ha scelto una strada
piuttosto lunga ma concreta: dieci anni di ricerca sulle origini e lo sviluppo
delle invenzioni (passate e presenti) che hanno avuto un impatto notevole sulle
nostre vite.
Il libro pubblicato dalla
Harvard Business School Corporation nel 2003 (e non ancora pubblicato in Italia)
articola azioni concrete per innovare che sono tratte dall’analisi della
ricerca svolta. E’ un libro che consiglio a chiunque si interessi ad una
visione strategica e integrata dell’azienda. Gli spunti per riflettere ed
agire sono numerosi e supportati da esempi di vita vissuta facilmente
comprensibili e che restano impressi nella mente. Di seguito una descrizione dei
punti cardine presentati.
INNOVARE: IL SINGOLO GENIO
NON BASTA!
Una visione tradizionale
dell’innovazione (per chiarezza innovare significa realizzare in senso pratico
e produttivo la creatività) si basa sulla presenza del singolo “genio” che
riesce a mettere in pratica una sua idea rivoluzionaria. Questa visione
viene smentita dall’analisi dei casi di innovazione di successo passati
e presenti.
Infatti, l’innovare non è
legato semplicemente alla singola persona, bensì ad un’azione corale e
coordinata di gruppo relativa ad un mix di persone, idee e oggetti che
appartengono al passato ed al presente. Edison non fu un genio isolato ma bensì
seppe scegliere e motivare un gruppo di persone che formarono i Laboratori
Edison, fonte di tante idee creative che hanno generato innovazione. Da
sottolineare anche il fatto che chi innova non è semplicemente proiettato sul
futuro, bensì è consapevole del passato e del presente e utilizza le proprie
esperienze, e le esperienze altrui, per immaginare e realizzare un futuro
migliore.
DAL
“THINK OUTSIDE THE BOX” AL “THINK IN OTHER BOXES” (alle origini del
“Fordismo”)
Negli Stati Uniti, quando si
vuole stimolare un pensiero che esca dalla solita routine, si cita il detto
“THINK OUTSIDE THE BOX” che significa letteralmente “pensare al di fuori
della scatola” in cui la scatola rappresenta ciò che ci circonda, ciò che
viviamo nel quotidiano. In altre parole ci da uno stimolo per assumere una
prospettiva diversa sul problema o opportunità che si incontra. Questo può
condurre a spunti di creatività e di innovazione, ma la ricerca svolta da
Hargadon mostra che questo tipo di pensiero non è sufficiente per innovare.
Hargadon sottolinea il concetto
di “THINK IN OTHER BOXES” a significare che è fondamentale assumere la
prospettiva non solo del proprio settore lavorativo, ma anche di settori che
apparentemente non hanno niente a che fare con il nostro lavoro. E’ da questo
che sono originate la maggior parte delle sostanziali innovazioni tecnologiche
ed organizzative. L’autore cita a supporto di questa tesi l’esempio delle
radicali trasformazioni che Henry Ford seppe introdurre nel contesto produttivo.
Da dove ebbe origine la catena di montaggio che portò a produrre milioni di
Ford Modello T? Dai mattatoi di Chicago! E l’idea dei componenti
intercambiabili che portò ad una standardizzazione produttiva? Dalle macchine
da cucire Singer! Il libro è ricco di questi esempi: semplici, diretti e
indimenticabili dai quali risalta il fatto che niente è stato inventato
radicalmente di punto in bianco, tutto è avvenuto ed avviene in modo
progressivo. La prossima invenzione tecnologica che cambierà la nostra vita è
già fra noi; semplicemente viene utilizzata per aspetti che non ci risultano
ancora così evidenti.
L’INGREDIENTE ESSENZIALE E COME GESTIRLO
Questa miscela esplosiva che
porta all’innovazione (passato, presente, idee, persone, oggetti) da il meglio
di se e porta a risultati quando un ingrediente essenziale è consapevolmente
gestito in modo attento e strategico: il fattore umano.
In particolare Hargadon
ha rilevato che sono due gli elementi su cui focalizzare l’attenzione
riguardo alla gestione delle persone: 1) le loro percezioni: il
modo di vivere, rivivere, costruire, scomporre, dare significato non solo alle
proprie esperienze ma anche alle esperienze altrui; 2) la loro operatività:
è infatti proprio a livello operativo che l’innovazione vera avviene e si
sviluppa.
Il lavoro di Hargadon rileva
che la gestione delle percezioni e dell’operatività del fattore umano
ottimizzano l’innovazione nel far leva su tre aspetti: 1) la struttura
organizzativa; 2) la presenza di particolari sistemi di gestione operativa; 3)
la cultura aziendale. Vediamo come utilizzare queste leve.
La struttura organizzativa non
può essere incentrata sull’eccessiva gerarchia (che costituisce una barriera
al flusso di informazioni essenziali per alimentare le percezioni); ma nemmeno
sull’eccessivo appiattimento (che facilita si il flusso di informazioni ma
spesso in modo disordinato e inefficace); la struttura fluida a network è
quella ideale in quanto stimola un concreto aspetto progettuale a livello
operativo (pensiamo ad esempio a un gruppo di persone provenienti da vari
comparti aziendali che si dedicano alla realizzazione di un progetto comune).
Proprio a livello operativo, è
necessario stimolare l’utilizzo di pratiche quotidiane volte a: catturare le
nuove idee e tenerle vive (prendere nota di idee creative e renderle visibili
associandole a oggetti, luoghi, persone); immaginare nuovi utilizzi di vecchie
idee (è in questo senso che l’autore sottolinea l’importanza di guardare al
passato per proiettarci verso il futuro; vecchie idee che ormai superate per un
utilizzo possono essere la chiave di volta ad un utilissimo impiego in un nuovo
settore).
Infine, la ricerca di Hargadon
riscontra che la cultura aziendale (l’insieme di consuetudini, pratiche,
atteggiamenti accettati e diffusi all’interno dell’azienda) riveste un
aspetto chiave allo stimolo e all’implementazione di innovazioni; è il
lubrificante che permette a tutto il sistema sopra descritto di operare al
meglio. Essenzialmente sono tre le caratteristiche che distinguono una cultura
aziendale volta all’innovazione: 1) la capacità di creare, diffondere,
stimolare un senso progettuale comune (una mission); 2) la presenza diffusa di
una saggezza operativa che ha assimilato appieno il concetto che l’innovare
dipende più dal COME sappiamo qualcosa rispetto al COSA sappiamo; infine 3)
l’innovazione raramente si sviluppa a comando sotto pressioni gerarchiche o
temporali; bensì avviene quando tutti gli ingredienti sopra descritti vengono
amalgamati in modo naturale in un flusso spontaneo di idee e azioni.
I FONDAMENTI DELL’INNOVARE
L’analisi di Hargadon porta
ci fa constatare che le innovazioni del futuro fanno già parte della nostra
vita; noi arriveremo a percepirle come tali semplicemente riorganizzandone le
componenti essenziali e facendole progredire passo passo. Per far questo è
essenziale avere la capacità di trovare analogie fra vari settori (stimolando
il pensiero sinergico per similitudini anziché il pensiero improduttivo per
differenze) e soprattutto trovando modi per rendere il nostro know-how utile per
altri settori e stimolare con essi scambi continui di idee ed azioni.
Se andiamo ad analizzare esempi
di innovazioni di successo che incontriamo (nella tecnologia, nella
comunicazione, nel marketing, nell’organizzazione ecc.), riscontreremo, uno ad
uno i fattori sopra evidenziati. Un attualissimo esempio di questo genere è
consultabile leggendo l’articolo “Crociere di Cura” a questo link
http://www.sapereperfare.it/articolo.php?id=175.
Sono tanti gli spunti concreti
di questo libro su cui lavorare !
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