11/04/2005

dal pensiero all'azione
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Mr. So What? Onori ed oneri del rapporto fra Aziende ed Università

Perché negli Stati Uniti il rapporto fra Aziende e Università è così intenso, ricco e fluido? Una conversazione con un professore americano ci offre alcuni spunti di riflessione sul tema. Vederlo in azione in un workshop formativo ci fa comprendere come sia possibile creare attivamente contesti in cui sia l’università che le aziende si arricchiscono dalle esperienze reciproche per creare un tangibile valore aggiunto.

Green Bay, Wisconsin (USA). Martedì 4 gennaio 2005 ore 14

Fuori la temperatura è candidamente a meno 15 . Nel breve tratto fra l’auto e la porta d’ingresso dell’accogliente “family restaurant” mi sono trovato a camminare stile oca fra una lastra di ghiaccio e l’altra imbiancate dalla neve.

Sono seduto ad un comodo e ampio tavolo (tutto è comodo e ampio da queste parti). Di fronte a me “Mr. So What?” armato di un elegante cappellino da baseball nero. Io sono armato di penna e notebook; mi sembra di essere tornato indietro nel tempo di dieci e passa anni quando l’ho incontrato per la prima volta. Mi sento tornato studente e la sensazione mi da energia. “Mr. So What?” è ancora professore presso la locale Università del Wisconsin; insegna, anzi facilita l’apprendimento (come piace dire a lui) delle dinamiche legate alla comunicazione interna aziendale.

Concretezza nel rapporto tra aziende e università

“Mr. So What?” è il Professor Phillip Clampitt (la spiegazione sul “So What?” nelle prossime righe) recentemente nominato Hendrickson Professor of Business.

Un sorso di te freddo dal bicchierone di plastica riempito di ghiaccio e parto:

“Hey Phil, cosa vuol dire Hendrickson Professor of Business?”

Phil, sporgendo leggermente la testa in avanti, è pronto a replicare quasi sussurrando: “Non dire che te l’ho detto io, ma questa nomina che ho ricevuto mi ha promosso al top del ruolo di professore. E’ un titolo molto prestigioso presso l’Università e viene assegnato da parte di colleghi a chi ha mostrato e mostra di rapportare efficacemente la ricerca svolta nel proprio ruolo allo sviluppo economico reale delle aziende.”

Phil è genuinamente modesto per natura e sono convinto che non sarà troppo contento quando si farà tradurre queste righe; il fatto è che quel momento e quel contesto vanno talmente all’essenza del personaggio che non potevo non renderne testimonianza.

Mi sento sempre più a mio agio nel ruolo di pseudo-reporter. “Phil, ma in concreto cosa significa nel tuo settore rapportare la ricerca allo sviluppo economico?”

Mi guarda con un’aria solo in apparenza distratta “Vuol dire sviluppare teorie e idee per migliorare il modo in cui si lavora e poi riuscire a metterle in pratica. Tante idee valgono zero se non si mettono alla prova e se ne testa l’utilità. Solo in questo modo si riesce ad affinare il proprio pensiero e si impara qualcosa di veramente utile.”

“Per poter far questo è necessario che ci sia uno stretto rapporto operativo fra università e aziende della comunità…” “Si, in effetti sono anni che abbiamo sviluppato un metodo di lavoro con le aziende che ci porta a collaborare assieme alla soluzione di molte delle problematiche che le aziende si trovano a gestire. Per noi professori e ricercatori è una cosa molto interessante e stimolante, un banco prova concreto al nostro lavoro!”

“Ma non è frustrante trovarti costantemente a mettere alla prova il tuo lavoro da parte di persone che spesso sono scettiche o prevenute sui benefici di una comunicazione aperta ed efficace in azienda che tu professi da anni?”

“Tutt’altro, questo approccio è per me alla base del mio modo di interpretare il ruolo di professore e consulente. La cosa fondamentale è non avere certezze e convinzioni che limitano il nostro pensiero e senso di possibilità. Nel mio lavoro, man mano che si invecchia e si acquisisce più esperienza, ci si rende sempre più conto di quante cose non sappiamo e questo ci porta a farci e fare tante domande. Io genero con il mio lavoro valore aggiunto allo sviluppo economico quando stimolo concretamente imprenditori e manager a porsi le domande giuste: le domande che arrivano al nocciolo del problema o dell’opportunità e che stimolano un’efficace soluzione; che stimolano ad imparare e mettere a frutto quanto si impara.”

La crociata delle domande giuste

Questa crociata delle ‘domande giuste’ Phil la porta avanti da anni con una candida disarmante schiettezza. La più classica tra queste “domande giuste” è diventata un suo brand personale, è la pungente (e spesso, a seconda del contesto, irritante) “So What?” (‘E allora?’).

E’ una domanda che va all’essenza della sua filosofia di pensiero ed azione: ‘Qualsiasi cosa fai o pensi, mettici un So What? alla fine e datti modo di rispondere ’.

Ricordo l’impatto di questa crociata sulla mia pelle quando avevo Phil come professore. Quel “So What?” spesso mi suonava presuntoso, saputello e arrogante; nel conoscerlo meglio ho poi capito che era semplicemente un modo per stimolarci (lui stesso incluso) a imparare in modo entusiasta e costante portando sul pratico e concreto idee e concetti innovativi.

Continuando a sorseggiare quel te freddo mi tornano in mente quei momenti vissuti in aula parecchi anni fa. Anche questi ricordi mi danno energia. “Mr. So What?” è stato ed è una figura importante per la mia formazione professionale. Veniamo da mondi diversi e abbiamo caratteri molto diversi, al tempo stesso ci unisce la ricerca di capire, esplorare, conoscere, risolvere, stimolare noi stessi e gli altri a pensare ed agire.

No, quel “So What?” che ti piove in testa quando lavori con Phil non mi da più il benchè minimo fastidio. Anzi, sono talmente a mio agio e nello spirito della sua crociata che abbiamo deciso di collaborare assieme alla stesura di un nuovo libro che sarà pubblicato dapprima negli USA e poi magari anche in Italia. Il progetto nasce dai riscontri molto positivi che il libro “Accogliere l’Incertezza: l’essenza della leadership” (che Clampitt ha scritto assieme a Bob DeKoch) ha avuto sia negli USA che in Italia (Edizioni Guerini & Associati). Proprio sulla scia del “So What?” daremo ancora più forza e concretezza al messaggio del libro.

A questo punto sono curiosissimo di vedere “Mr. So What?” in azione. Domani mattina alle 8 (!) faciliterà un seminario con una decina di manager e impiegati. Titolo del seminario “Leading and Inspiring”. Ok, Mr. So What? accetto la sfida.

Mr. So What? in azione.

Green Bay (Wisconsin) USA. Mercoledì 5 gennaio 2005, ore 7.59. Parcheggio l’auto, nei 100 metri alla porta dell’ampio edificio downtown sento tante piccole lame che aggrediscono la pelle scoperta del mio viso (i meno 15 in queste condizioni di vento dal vicino Canada si fanno sentire…); faccio gli occhi sottili, chino il capo e punto deciso per la porta d’ingresso. Il workshop facilitato da “Mr. So What?” è organizzato dall’Università del Wisconsin-Green Bay che effettivamente è molto vicina alle aziende della vasta comunità locale ricca di organizzazioni di medie e grandi dimensioni, attive nel settore cartario, meccanico e dei servizi.

Sono le 8 in punto, apro la porta che da su un’ampia sala interna e con mia sorpresa vedo già tutti partecipanti seduti al tavolo ad U; stanno scrivendo in religioso silenzio. “Mr. So What?” questa volta è armato di giacca e cravatta, mi fa un ampio sorriso con un sussurrato “Good morning Riccardo”. Sembra a suo agio anche senza il fido cappellino da baseball. Entra un altro partecipante, le si legge in viso un senso di disagio: è in ritardo di ben 2 minuti!

Mattinieri e ‘ready to learn’

Alle 8.10 i partecipanti (tutti, uomini e donne in abiti ‘smart-casual’) terminano il sondaggio proposto da Phil e i cui risultati saranno discussi nel corso del workshop. Mi introduce al gruppo, sono un osservatore ‘di fiducia’.

Io non posso fare a meno di fare una battuta sul classico quarto d’ora accademico italiano. Una risata collettiva di gusto. Mi viene anche spontaneo far riferimento al fatto che da noi sarebbe impossibile organizzare un workshop alle 8 di mattina. In ogni caso, nella conversazione che ne nasce, emerge subito il trucco: si parte alle 8 di mattina ma per le 15.30 siamo già tutti pronti per andare a casa. Alle 17.30 si cena. Mah, dopo anni vissuti negli USA ancora non mi sono abituato a questi orari strani. Chiarisco che in Italia si comincia dopo ma si lavora fino a pomeriggio inoltrato o anche fino a sera. Non siamo scansafatiche!

Mr. So What? introduce il suo ‘co-pilot’, il collega Tim Meyer specialista nel campo delle pubbliche relazioni (Phil preferisce ‘facilitare’ tutti i suoi workshop in questo modo, con una spalla concreta al suo fianco).

L’atmosfera rilassata e probabilmente il vento che mi ha rallentato le funzioni celebrali stimola in me un’immagine: Gianni e Pinotto. E’ un’immagine fugace legata alla corporatura di pilot e co-pilot che, in piedi di fronte al tavolo ad U, sorridono ma fanno anche sul serio nell’introdurre con metodo analitico come si svilupperà il workshop.

Phil recita un simpatico ‘calcio di inizio’ che prontamente immortalo con la mia fida digitale.

Quando a sera si torna a casa…

L’atmosfera continua ad essere rilassata e sempre più concentrata. Ci sono molti scambi fra i partecipanti, spesso vengo coinvolto. Un punto di vista ‘internazionale’ pare essere molto apprezzato. La crociata delle ‘domande giuste’ di ‘Mr. So What?’ emerge rapidamente dalla discussione.

A questo punto il tema riguarda l’efficacia nella comunicazione da parte di leader e viene mostrato un video didattico preparato ad hoc e successivamente analizzato nelle sue dinamiche. La cosa è molto professionale e trae beneficio da una strumentazione tecnologica da far invidia ad uno studio di produzione televisivo.

Mr. So What? è bravo nel rapportare temi e situazioni alla concretezza del quotidiano. Chiede al gruppo “quel leader cosa dirà a sera a suo marito: ho fatto un buon lavoro nel comunicare la nuova strategia gestionale?”. La domanda non è per niente retorica e genera dibattito. Un concetto chiave che emerge è quello di stimolare le persone ad esprimere il proprio dissenso ed utilizzarlo allo scopo di rafforzare la concretezza e praticità del messaggio che si vuole comunicare.

Il tempo passa velocemente, molti dei partecipanti sorseggiano una fumante bevanda di colore scuro che chiamano ‘hot coffee’

Quell’aroma acidognolo mi fa ricordare quante volte mi sono trovato con colleghi manager negli USA attorno ad tavolo riunioni tappezzato da ‘coffee mugs’ (tazze di caffè), credo che il sorseggiare quella bevanda nel mentre parlano e ascoltano dia un senso di sicurezza. È comunque qualcosa di molto insolito per noi Italiani.

Seguendo un flusso logico molto coinvolgente si arriva al ‘piatto forte’ attuale di Mr. So What?, il Modello del Progresso introdotto nel libro Accogliere l’Incertezza: l’essenza della Leadership[1] e poi ulteriormente sviluppato proprio grazie a contatti ed incontri legati all’edizione italiana del libro.

Ora si inizia ad imparare veramente qualcosa

Tante considerazioni, tante idee, tante osservazioni finché… parte una bella slide con un “So What?” e il gruppo si trova ad approfondire assunzioni e rivedere convinzioni che sino a quel punto erano date per scontate.

Phil sottolinea in modo deciso “È da questo momento in poi che iniziamo ad imparare qualcosa di veramente utile e che potete iniziare ad utilizzare anche da domani mattina!”.

Nel partecipare al ‘sistema di filtraggio delle idee’ del ‘So What?’ mi ritrovo a scribacchiare velocemente annotazioni e spunti. Non vedo l’ora di approfondire e continuare a mettere tutto alla prova del ‘So What?

Ci sarà da divertirs. La costante sfida di Mr. So What? porta effettivamente ad apprendere e soprattutto ad identificare modi concreti per lavorare meglio. In fondo tutto questo origina da qualcosa che Clampitt sottolinea spesso: “mai smettere di chiedersi il perché”.


[1] Phillip G. Clampitt e Robert J. DeKoch, Embracing Uncertainty. The Essence of Leadership , M. E. Sharpe, Armonk, New York-London, 2001; trad. it. Accogliere l'incertezza. L'essenza della leadership, Guerini & Associati 2003.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Marzo 2005 di Persone&Conoscenze (www.personeeconoscenze.it)

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