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Frank Williams, a dispetto di ogni sfortuna
«Non
so se quale sia il segreto del successo in un determinato ambito professionale:
per quanto mi riguarda, credo di avere avuto fortuna, unitamente a una gran
passione, una gran voglia di primeggiare e, soprattutto, alla collaborazione di
persone capaci e fidate»: così Frank Williams, titolare di una delle più
prestigiose scuderie di F.1, tratteggia il suo successo.
Frank
Williams nasce il 16 aprile 1942 a South Shields,
Newcastle-upon-Tyne, in Inghilterra. In
Scozia, esattamente a Dumfries, studia in un collegio, dove conosce alcuni
coetanei già “ammalati” di corse: una passione che contagia anche lui.
È
il 19 luglio del 1958 quando Frank assiste per la prima volta a un Gran Premio
di F.1: Peter Collins e Mike Hawthorn (campione del mondo a fine stagione)
conquistano con le Ferrari una splendida doppietta che esalta il futuro manager
della F.1.
Esaltato
dal “profumo” delle corse, Frank segue da quel momento tutte le corse che può,
spostandosi spesso in autostop, compreso il giorno di Natale, che per tradizione
prevede sulla pista di Brands Hatch alcune gare club. Di uno di quegli
spostamenti avventurosi, gli rimarrà memoria indelebile: «Era il Natale del
’59, l'aria era gelida, ero bagnato fradicio e intirizzito. In una piccola
baracca accanto all'odierno ingresso del circuito mi sono cambiato e mi sono
messo dei vestiti asciutti. Lì dentro anche in seguito ho spesso cercato riparo
dal freddo, e da lì ho sempre fatto l'autostop per ritornare a casa». Il
giovane Williams, mai avrebbe potuto immaginare (sognare) che 21 anni dopo una
monoposto col suo nome avrebbe vinto il Gran Premio d’Inghilterra proprio su
quel circuito.
Da
quegli spostamenti avventurosi, la passione per le corse lo coinvolge sempre di
più, finché decide di fare il grande salto: da spettatore a pilota. Acquista
così una Austin 35 appartenuta in passato al grande Graham Hill, e inizia la
nuova avventura. Ma i risultati non arrivano: arriva invece un incidente a
Mallory Park, dove il suo omonimo Jonathan Williams lo estrae letteralmente
dalla vettura incidentata. Frank è un entusiasta delle corse, ma anche una
persona riflessiva: capisce che quella non è la sua strada, così decide di
restare nell’ambiente come organizzatore, come scopritore di talenti altrui.
Williams
è ora un preparatore, ha una sua piccola scuderia con la quale arriva fino al
campionato europeo di F.2. Fra i suoi piloti ce n’è uno di grande talento:
Piers Courage, grande amico nonché erede di grandi produttori di birra. Con
Courage Frank tenta di entrare nell’Olimpo della velocità, mettendogli a
disposizione una De Tomaso per il mondiale F.1 1970. Ma nel Gran Premio
d’Olanda, un terribile incidente uccide l’amico e il pilota.
Negli
anni successivi, Williams gestirà col suo team la Iso motorizzata Ford Cosworth
finché, nel 1975, debutterà finalmente con una sua monoposto. Nel 1977 arriva
quello che sarà il partner di sempre di Frank: Patrick Head e da quel momento
la scalata al successo sarà costante e inarrestabile, grazie anche agli arabi
della Saudia Airlines, che dal ’79 gli metteranno a disposizioni ingenti somme
di denaro.
Ma,
dopo la perdita dell’amico Courage, la sfortuna gli fa ancora uno sgambetto:
nell’86, al ritorno da una sessione di test sul circuito francese Paul Ricard,
Frank Williams subisce un incidente stradale che lo costringerà per sempre
sulla sedia a rotelle. È in questa circostanza che Frank dimostra tutta la sua
forza di volontà: nella stagione agonistica successiva, guiderà infatti la sua
scuderia verso un nuovo titolo iridato. Il suo palmares conta oggi nove mondiali
costruttori e sette mondiali piloti.
Padre
di tre figli, Frank Williams, che parla correntemente tre lingue, vive con la
moglie nel Berkshire. I suoi hobby, quando gli impegni glielo consentono, sono
la musica classica e l'arte, ma si interessa anche di politica, aviazione,
storia militare, nonché delle tradizioni inglesi. Da buon inglese, è un grande
amante del calcio: più precisamente, del Newcastle United.
Scritto
da Pino Casamassima (www.pinocasamassima.it)
in occasione
della docenza di Rachel Vigue presso il Master “Governance e Strategia
Aziendale” dell’Univesità di Pisa e l’ “Executive Master in Business
Administration” di Edhec – Campus tenutasi in data 11 giugno 2005. Tema
della docenza “Crafting Communication Strategies”. Intervento narrativo
utilizzato come spunto di attività di gruppo relativa al tema della docenza da
Riccardo Paterni (www.sapereperfare.it
).
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