20/08/2005

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MARK: il coraggio di mantenersi creativi e bambini per saper scegliere...

Nell’incontro di oggi voglio presentarvi Marco Mion,

Marco è l'amministratore unico della Mark s.r.l. azienda del settore vending.

La Mark ha sede a San Bonifacio (Vr), dove è nata nel 1993 con il nome di VMV. Come dice la presentazione del sito, l’avventura inizia nella primavera del 1993 quando Vending Machines Verona nasce come società commerciale e si afferma sul mercato distribuendo marchi di primarie aziende del settore. I successi si susseguono rapidamente: nel 1996 gli spagnoli di Azkoyen scelgono VMV come partner e nello stesso anno inizia la collaborazione con Mei-Mars, di cui ,di cui è tutt’ora distributore ufficiale.

Nel 1998 la svolta: cresciuta nella commercializzazione, VMV comincia a produrre direttamente dapprima accessori e successivamente sistemi di pagamento.

Il vendine è il settore privilegiato ma VMV si interessa anche ad altri settori, come le lavanderie a self service e i sistemi di pagamento per i porti turistici, mercati nei quali raggiunge in breve tempo posizioni di leadership.

A fine 2004 il cambiamento più sorprendente: divenuta una delle protagoniste del mercato l’azienda cambia nome. Da VMV diventa Mark E’ un prendere atto della trasformazione da azienda commerciale del nord est a impresa industriale che opera nel mercato italiano ed europeo. Un nuovo nome ma nessun cambiamento a livello di struttura societaria, di organizzazione e di programmi produttivi.

Il nome Mark è stato scelto perché è semplice e chiaro e perché in inglese significa marchio, marca, segno, punto di riferimento. Marco Mion spiega che il significato del nuovo nome è quello di diventare sempre più un punto di riferimento per i clienti e per il mercato in genere.

Conosco Marco Mion e la sua impresa dall’inizio del 2005 quando il direttore marketing della mark Stefano Talamini, mi invita a svolgere una giornata di formazione presso di loro, utilizzando il metodo del formafiabe (vedi precedente articolo pubblicato su SaperePerFare.it a questo link http://www.sapereperfare.it/articolo.php?id=226 ). Mark è un’azienda che fa della formazione uno dei suoi caposaldi. Capisco immediatamente che per un formatore poter lavorare in un’azienda del genere è davvero fantastico.

Attualmente in azienda lavorano una quindicina di persone e la prima impressione che mi hanno fatto quando li ho incontrati è stata quella di un gruppo davvero speciale.

Il bambino di quaranta anni

La prima cosa che chiedo a Marco è di presentarsi da solo “Eccomi!” risponde. “Sono un bambino di quarant’anni, che cerca di fare quello che gli piace. Ci provo”.

Continuo chiedendogli come è nata la sua idea di creare un’impresa e cosa fa esattamente.

E’ stata una serie di coincidenze. Premetto che io non ho mai, tranne che per qualche anno, lavorato come dipendente.

Ho sempre lavorato in modo autonomo Anche quando lavoravo per la Zanussi facevo il tecnico commerciale e sempre in modo autonomo. Si, insomma: faccio il mio lavoro se vi piace il lavoro mi pagate e se no no.

Si, il lavoro dipendente l’ho fatto solo per qualche anno, sai nel periodo in cui fai il servizio militare e provi a fare dei lavori….. dopo di che ho sempre fatto il battitore libero.

E poi, comunque ero già nel settore vending. Un giorno è capitato che il concessionario della Bianchi, un’azienda del settore, era saltato e la Coges (altra nota azienda del settore vending), non aveva nessuno disponibile e aveva bisogno di una persona per rimpiazzarlo. Il Direttore vendite della Zanussi, che conoscevo per averci lavorato, si era trasferito quell’anno alla Bianchi per rilanciarla, un giorno ad una fiera mi chiede se voglio partire per questa avventura. Va bene! Ho detto, partiamo! E abbiamo cominciato a commercializzare….. e siamo ancora qua".

Giochi per bambini grandi che non smettono mai di divertirsi …

Sottolineo che poi sono cambiate diverse cose, nel senso che poi l’azienda è passata dalla sola commercializzazione alla produzione.

Marco continua: “Beh! Si. Quando abbiamo iniziato eravamo una pura azienda commerciale locale. Eravamo concessionari di marchi per il triveneto. Poi per fortuna dando seguito a qualche idea malsana che mi era balzata in testa ho iniziato a fare qualcosa sul versante della produzione, cominciando da qualche cassa per lavanderia. Per fortuna che ho dato sfogo alle idee malsane! Se no avremmo già chiuso da un pezzo.

Se ci metti qualche “fregatura” presa e il cambiamento del mercato, a un certo punto ci saremmo ritrovati a lavorare senza margini di guadagno. E poi le aziende avevano cominciato a costruirsi una loro rete commerciale e quindi l’azienda avrebbe già chiuso i battenti da anni.”

Quanti anni sono che esiste la tua azienda? Chiedo.

“Da maggio del 1993”

“Però!” dico. Ti ci sei buttato proprio giovane in questa avventura. Insomma “pronti, via…!”

“Ah! Come sempre! “ risponde Marco.

E continua: “Queste cose sono sempre fatte un po’ da incoscienti. Adesso, mah! A volte mi dico che forse adesso non le rifarei certe cose. In realtà poi mi accorgo che adesso di queste cose da “incoscienti” ne faccio delle altre, forse anche peggio, quindi…… Mi rendo conto che poi alle cose ti ci ficchi dentro solo per il gusto di farle!”

Per questa chiacchierata ci siamo trovati nella sede della Mark, dove in un giorno di pieno agosto sono al lavoro l’insostituibile Vania, responsabile amministrativa, il dott. Talamini, direttore marketing e pochi altri. L’arrivo di Stefano Talamini movimenta un po’ la scaletta dell’intervista.

Dico a Marco che le cose che mi hanno colpito del suo modo di essere imprenditore sono: la consapevolezza di quello che accade in azienda, la capacità di vedere quello che accade dentro e fuori in azienda ma anche nelle persone., la sicurezza e la capacità di mettersi in gioco. Aggiungo che la prima volta che l’ho incontrato ho pensato che fosse una di quelle persone che stanno un po’ “abbottonate” e mi son detta : “questo ti dice quel che ti vuol dire e poi tanti saluti, punto e basta”….. invece non è affatto vero! Marco ha una grande capacità di mettersi in gioco e a volte dice cose che proprio non te le aspetti.

Talamini, che sbircia dall’ufficio di fianco se ne esce con la storica frase: “Beh! Credo che non se le aspetti neanche lui le cose che dice”!

Dalle risposte di Marco sembra che tutto sia semplice:

Tu dici consapevole……. Non so se sia consapevolezza o incoscienza. Il fatto di dare comunque l’impressione di essere sicuro la trovo una cosa giusta. Tutti abbiamo dei problemi, in azienda i disastri talvolta accadono e si sa, ma se quando c’è un problema io arrivassi in azienda e cominciassi a dire che da quel problema non ne usciremo gli altri cosa farebbero? Cosa potrebbe succedere? Di sicuro potrebbe solo andare peggio.

Tendenzialmente io sono abbastanza ottimista oltre che incosciente e quindi le due cose messe insieme danno questo risultato.

Nel tempo poi è cresciuta un’azienda con della bella gente e, anche se c’è sempre qua (dice indicando se stesso) quello che ha il compito di rispondere e risolvere. Qui dentro tutti hanno una buona dose di autonomia e sono in grado di gestirsi per cui questo ti fa stare, e adesso uso una parola grossa, piuttosto tranquillo, per cui arrivi in azienda con un altro spirito e questa è la prima cosa. Poi c’è di bello che non devi, ogni due secondi, guardarti alle spalle!"

“E per quanto riguarda la capacità di metterti in gioco?” gli domando:

“Mah! … Passato il periodo, che è durato molto, in cui avevo paura anche della mia ombra a un certo punto ho capito che non dovevo dimostrare niente a nessuno. Allora ho cominciato a divertirmi. Per quanto riguarda poi il discorso della visione: un po’ c’è, un po’ immagino, un po’ veramente sono un ragazzaccio, per cui questi sono i risultati.

Sai che durante una sessione di formazione è venuto fuori che qua dentro il più bambino di tutti ero io? Abbiamo anche conservato i test che lo dimostrano."

E allora, dopo che ho ricevuto questo assist….. colgo la palla al balzo e inizio a fare a Marco delle domande…. da bambino!

Inciampando nella lampada di Aladino…

“Stai camminando per srada, ad un certo punto inciampi nella lampada di Aladino. Che cosa chiederesti al genio?

“Che mi mantenga così. E’ vero che potrebbero migliorare tante situazioni, che potrebbe andar meglio, di sicuro non mi sono arricchito. Però va bene! Che mi mantenga così con la voglia di fare, poi a migliorarmi ci penso io. Ci penso io, se ce la faccio, a mettere in piedi tutti i miei progetti.

Continuo con le fiabe: “E se tu avessi in mano una bacchetta magica cosa faresti subito?”

“ Non so se mi servirebbe una bacchetta magica….. anzi un’idea ce l’avrei: veder arrivare un tizio con una valanga di soldi che mi dice- Ueh! Quanto fa la baracca qua” e vuole comprare tutto. In quel caso metterei tanti bei fiocchettini sull’azienda e gli consegnerei il tutto. Solo però se arrivasse a bordo di una fiammante Porsche Cayenne!”

Non ci crederei neanche se lo vedessi Marco Mion che cede la sua azienda!

E passo alla domanda successiva chiedendo a Marco cosa cerca nelle persone che assume,oltre alle competenze tecniche.

“ Che non siano astemi! E’ fondamentale. E’ un must: primo, che non siano astemi!

Che sia gente che ha voglia di mettersi in gioco perché comunque questo è un gruppo e allora il rischio è che se una persona nuova non si integra col gruppo è fuori. Ma non perché li butto fuori io, ma perché vengono buttati fuori….

Spesso e volentieri, come a volte è successo, le persone che non si erano integrate non le ho estromesse io: è il gruppo che fa tutto. O ci sei o non ci sei. Se non ci sei sopravvivi per un po’, ma poi non resisti e te ne vai. Sai, noi siamo in pochi e alla base c’è un gruppo forte. Generalmente qui c’è gente che dà molto per l’azienda. Ovviamente ognuno lo fa anche un po’ per se stesso, certamente nessuno lo fa per beneficenza. Non ci credo tanto a chi fa le cose per nulla, se no uno va a fare il monaco tibetano, ma quella è un’altra dimensione. Nelle cose che fai c’è sempre qualcosa che fai per te, c’è sempre un tornaconto. E allora tanto vale tirarlo fuori e dirselo apertamente qual è, visto che in tutto ciò non c’è proprio niente di male.”

Dico a Marco che un suo pregio, come imprenditore è quello di non lamentarsi mai.

“Certo. E se no cosa aspetto, che qualcuno mi sistemi? Poi arrivo a sessant’anni e sono ancora qui che spero in qualcuno che mi salvi. Tanto qualunque cambiamento possa avvenire ci sarebbe sempre il modo di lamentarsi di qualcosa o qualcuno. Che sia il governo, il tessuto sociale, il sindaco…. E i collaboratori, e i clienti che vanno a comprare da un concorrente, e le zanzare… e le mosche? Quante ce ne sono quest’anno! E pii anche le stagioni non son più quelle di una volta. Vedi, se vogliamo ne tiriamo fuori di cose di cui lamentarci!

Lamentarsi è uno scaricare la colpa sul nulla. Se va bene è merito mio e di chi è qua a lavorare con me, se va male è colpa mia e di chi è qua che tira il carretto.

Poi è chiaro che ci potrebbero essere condizioni in cui si potrebbe fare un po’di più. Certo, si…. Ma un po’ di più, non è che le condizioni miglioeri fanno tutto da sole.

Certo, se il mercato tirasse di più, se tutti fossimo un po’ più ricchi, sicuramente anche noi venderemmo un po’ di più, ma questo è fin troppo ovvio. Però non è che puoi continuare a dare la colpa al mondo se tu non concludi! Non è colpa del mondo, perché se ti guardi in giro vedi che c’è gente che comunque le cose le fa…. E allora….

Sei lì e fai di tutto per esserci e per muoverti, non stai fermo a piangere. Ci provi. Poi a volte hai anche fortuna e allora pensi che ti è andata bene. Ma c’eri, ci hai provato. Insomma se non ci provavi, poco ma sicuro che non capitava!

Poi se vogliamo potremmo fare un elenco delle cose che non vanno…. Va beh! Però facciamo anche un elenco di quelle che vanno! Poi i momenti brutti ci sono, per carità, comunque non è piangendo che risolvi le cose……. E poi non è nel mio carattere! Io ti dirò sempre che va benissimo…. Che va ben!"

In un’intervista a Marco ho letto una sua frase che dice che gli affari si fanno in due

“comunque alla lunga è questo che paga, se non costruisci ti ritrovi con niente in mano. Noi abbiamo clienti con i quali abbiamo ottimi rapporti e che serviamo da quando esiste l’azienda, eppure concorrenti ne abbiamo nel settore. Noi non facciamo vendite a impulso, non è come vendere aspirapolveri porta a porta. Lì la vendita te la giochi in quei tre minuti: o va o non va. Se hai fatto una vendita hai concluso, non è che a breve venderai ancora allo stesso cliente. Se non è andata passi e vai.

Noi vendiamo beni durevoli, beni strumentali. Intanto le aziende che utilizzano i nostri prodotti poi continuano ad acquistare da noi, si fidelizzano. I nostri sono prodotti particolari che hanno bisogno di supporto. Quindi puoi provare a fare il furbo la prima volta e forse anche la seconda, ma per quanto un’azienda possa vendere nel mondo questo settore è abbastanza ristretto per cui se si fanno cose stupide si pagano a caro prezzo."

Il ranocchio: saper scegliere fra un salto e l'altro...

Chiedo a Marco di presentarsi con una metafora

“Il ranocchio” , mi risponde, “perché il ranocchio salta”

Un ultima domanda: “Di quello che hai imparato, cosa vorresti dire agli altri imprenditori?”

Che non sono un tuttologo. Ci sono cose che so fare e altre no. Il mio compito è quello di trovare dei bravi collaboratori che le sappiano fare”.

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