08/11/2006

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MBA. Henry Mintzberg sfata un mito e fa chiarezza su formazione e pratica manageriale
Perché la ‘formula del successo’ di programmi MBA e altri Master affini è sempre meno efficace e cosa fare per ...

“Are you executive material?” La scritta in caratteri gialli ben marcati fa da sfondo al mezzobusto di due figure, un uomo e una donna, relativamente giovani (intorno ai venti - trent’anni). Si intravede un’elegante valigetta da manager rampante ‘impugnata’ dall’uomo; c’è determinazione e orgoglio nei loro sguardi, un’eleganza sobria nei loro vestire; un sorriso ‘che la sa lunga’ trasmette sicurezza e ambizione. Il sito web del programma MBA (Master in Business Administration) di una nota università fa da cornice all’immagine dalle dimensioni gigantesche (almeno 25 x 15 metri) del pannello pubblicitario che troneggia ad almeno 50 metri d’altezza dalla sottostante autostrada estesa sicura e rettilinea fra il verde paesaggio del Midwest americano.

La via al management della ‘roba’ a livello dirigenziale...

Il messaggio è chiaro: la strada al successo nel ruolo di manager passa attraverso un MBA. “Tu sei ‘roba’ di livello dirigenziale?” è una sfida apparentemente pragmatica che pare essere figlia di una mentalità americana troppo spesso volta a facili e rapide soluzioni a problematiche che in realtà sono complesse. Henry Mintzberg ha articolato natura e soluzioni alle complessità reali della formazione manageriale e del ruolo di manager nel suo libro più recente: “MANAGERS NOT MBAs. A hard look at the soft practice of managing and management development” - Berrett Koehler - 2004. Mintzberg non ha bisogno di grandi introduzioni: da più di venti anni si è distinto a livello mondiale per il suo lavoro di ricerca accademico nel metodo ma estremamente pratico e calato nella realtà nella sostanza. Si tratta di un libro ricco di informazioni e riflessioni volte a illustrare radici e sviluppi dell’essenza del concetto di management. Il suo tono è schietto, estremamente articolato e a tratti ‘sopra le righe’; spesso controverso nell’inquadrare in modo crudo, tagliente ma costruttivo pratiche formative e gestionali diffuse sia in Nord America che in Europa.

Fiducia in se stessi - Competenza = Arroganza

Si parte dal chiarire che il management non può essere considerato una reale professione in quanto trattasi di una disciplina ancora troppo giovane (si è sviluppata progressivamente negli ultimi cinquanta anni - che sono veramente pochi rispetto alla storia di altre professioni) e priva di punti di riferimento sicuri e provati che ne caratterizzino basi concrete di scientificità nel metodo e nell’esecuzione. Anzi, è probabile che certe basi di scientificità non possano essere mai ‘certificate’ in quanto per natura il management fa leva su aspetti sostanziali ma difficili da categorizzare con metodica chiarezza quali: esperienza, intuizione, valutazione e saggezza. E allora perché si è giunti a caratterizzare gli MBA come la sicura formula del successo formativo al ruolo di manager? Probabilmente per costruire artificialmente un senso di fiducia e sicurezza in chi si rispecchia nelle immagini piene di ambizione di certi pannelli pubblicitari... Mintzberg sull’argomento, nell’evidenziare che è l’arroganza ad alimentare questo senso di successo e sicurezza, propone una formula dell’arroganza che dovrebbe far riflettere tutti noi: Fiducia in se stessi - Competenza = Arroganza; formula dalla quale si evince che maggiore è la nostra competenza, minore è la nostra arroganza. Altresì, maggiore è il senso di fiducia e minore la competenza, più marcata è l’arroganza; ed è questa la trappola di metodo e pratica in cui cadono molti programmi MBA secondo l’autore.

La vera essenza del management: equilibro fra scienza, arte e mestiere

Infatti, quale competenza reale possiamo raggiungere attraverso percorsi MBA che mirano soprattutto ad infondere e diffondere certezze e scientificità su aspetti che nella vita organizzativa reale sono tutt’altro che certi definiti e scientifici? Ecco allora che Mintzberg propone un modello di formazione manageriale volto al bilanciamento integrato di tre aspetti che uniti assieme permettono di calare il nostro operato nelle vere dinamiche della realtà: scienza, caratterizzata dalla logica (elemento guida dei programmi MBA); arte, caratterizzata dall’immaginazione (spesso del tutto trascurata nei programmi MBA); mestiere, caratterizzato dall’esperienza (spesso simulata negli MBA con case studies che sono si utili ma che non possono assolutamente sostituire esperienze di vita professionale assimilate in prima persona rispettando inevitabili tempi fisiologici legati a questo processo). La pianificazione è figlia del metodo decisionale deduttivo legato alla scienza (i programmi MBA fanno leva essenzialmente su questo); la capacità di visione è figlia del metodo induttivo legato all’espressione artistica (che necessariamente deve essere contemporaneamente concettuale ed esperienzale); la capacità di imprenditorialità è figlia di un metodo integrato che si basa sulla pratica e la consapevole valorizzazione delle esperienze vissute. L’integrazione di pianificazione, visione e imprenditorialità, bilanciate in vario modo in riferimento al contesto interno ed esterno organizzativo, fanno della formazione e della pratica manageriale un reale strumento di sviluppo e maturazione individuale ed aziendale.

Il lavoro di Mintzberg stimola riflessioni profonde non solo in merito alle vere cause della mancanza di efficacia di certi Master e percorsi formativi manageriali (e in questo senso l’efficacia viene misurata dai tangibili risultati gestionali raggiunti ‘sul campo’, non semplicemente in aula, a livello individuale e organizzativo) ma anche sulla frequente inadeguatezza di base e di metodo con la quale ci confrontiamo con il nostro quotidiano lavorativo. Quanti di noi infatti valorizzano il proprio lavoro facendo leva non solo sul mestiere ma anche su scienza ed arte? Eppure tutti noi, con un minimo di volontà e consapevolezza, potremmo essere capaci a farlo. Preferiamo accettare la sfida che ci propone Mintzberg o quella del pannello pubblicitario?

- Questo articolo stato pubblicato sulla rivista Persone e Conoscenze

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