20/03/2007

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“Azienda, mettiti in campo... per il sociale!!” con IBO Italia formazione professionale e volontariato

L'esperienza dei campi di lavoro e formazione professionale per la solidarietà, promossa da IBO Italia, storica organizzazione di volontariato internazionale in collaborazione con Professione Lavoro ®.

Mai pensato ad una formazione professionale veramente originale? Una formazione solidale?

Aziende in campo con IBO Italia per la solidarietà è un progetto nuovissimo rivolto ad organizzazioni che credono nel valore della formazione professionale e che al contempo non dimenticano l'impegno sociale.
Promotrice di questa iniziativa è la storica organizzazione non governativa di volontariato internazionale IBO Italia (che si occupa di progetti di cooperazione e campi di lavoro e solidarietà nel mondo celebrando proprio quest'anno i cinquanta anni di attività) in collaborazione con Professione Lavoro ®. L'intento del progetto è quello di coinvolgere il personale di un'azienda nelle tipiche attività del campo di lavoro a cui in genere partecipano giovani volontari di tutto il mondo.
Per la prima volta, impiegati, managers e lavoratori in genere , saranno coinvolti in un progetto di tipo sociale : lavori di ricostruzione di edifici, animazione per bambini in difficoltà o interventi di tipo ambientale, saranno le principali tappe di questa esperienza.

L’ARRIVO

Ci hanno proposto di passare un weekend a Catelfiorentino (FIRENZE).
Lì, c'è un campo di lavoro, io neanche sapevo che esistessero prima. Cos’è poi, un campo di lavoro? Anche la mia azienda è una specie di campo di lavoro, solo che è al chiuso, invece qui è tutto all’aria aperta.
Siamo arrivati in pullman venerdì sera. Non conosco bene tutti i colleghi, così ci hanno lasciato socializzare; fuori dall’azienda sembriamo diversi, tutti un po’ fuori luogo. Qui intorno c’è tanta altra gente molto indaffarata.
La cena era discreta, un po’ rustica, l’arredamento delle stanze dove dormiamo è spartano. Potevano anche fare qualcosa di più bello, con quello che sarà costato questo corso di formazione. Ah, però non devo chiamarlo “corso di formazione”, si sono raccomandati. “Non è un corso”, dice quella là con la maglietta rossa, che sembra ci capisca più degli altri, “è un’esperienza”. Ma che vuol dire un’esperienza? Se volevo un’esperienza andavo in Africa, stavo sdraiato in spiaggia e poi safari il giorno dopo.
Sembra tutto rotto qui. Pezzi da aggiustare, roba da spostare. Staremo a vedere....

L’INCONTRO

Oggi è stato diverso. Sono stanco morto e mi fanno male le gambe e le braccia. Le mani non le sento più. Non mi ricordavo di avere un corpo. Sono davvero così fuori allenamento? Ma come si fa, lavoro sempre, non ho tempo per andare a correre. Ho spostato delle cassette. Cioè abbiamo spostato delle cassette di alimentari, frutta, roba simile. Poi abbiamo giocato con alcuni ragazzini. Erano un po’ annoiati all’inizio, è stato difficile coinvolgerli, ma gli animatori sono stati bravissimi e mi sono divertito anch’io come un bambino. Mi sentivo quasi uno di loro. Lavorare con V. e P. è stato ottimo, non sapevo fossero così collaborativi. Con C. e M. invece è più difficile andare d’accordo in squadra. E pensare che in ufficio sembrano così disponibili…in effetti non li ho mai visti collaborare con qualche collega. Alla fine comunque si sono integrati anche loro, hanno trovato un ruolo adatto. Ci sono dei lati del nostro carattere che in azienda non emergono mai; invece qui sono così evidenti. Se potessimo lasciarli emergere e farli evolvere, useremmo tutto il nostro potenziale. Mi rendo conto che i ruoli che abbiamo in ufficio sono un limite, ci impediscono di lavorare al meglio.
Continuo a pensare alla relazione di mercoledì e c’è anche la presentazione ai soci venerdì. Invece sono qui, insieme a gente sorridente – che cavolo avranno da sorridere mentre faticano come bestie?

IL CONFRONTO E LO SCAMBIO

Li chiamano volontari, si trovano in questi campi di lavoro e lavorano. E come si danno da fare. Lo fanno per la solidarietà. Con tutto il mondo. Lo fanno perché trovano giusto cooperare per costruire un mondo migliore. Si sentono responsabili del mondo in cui viviamo e vogliono fare qualcosa per renderlo un posto migliore, più bello, più vivibile. Così danno una mano, si danno una mano. Sono sorridenti, sembra che la fatica non li tocchi. Sono motivati. Come vorrei saper trasmettere questa motivazione anche in azienda! Questi lavorano gratis e si divertono pure, da noi chiedi un’ora in più e ti guardano male. Poi la competizione, le gerarchie, i segreti, è un brutto mondo. Ecco qui, la sensazione è di essere tra pari, di fare qualcosa di fondamentale importanza per la propria vita e quella degli altri. Qui la gente si sente utile, veramente utile, i risultati sono così piccoli e così tangibili. Ma il risultato più grande non è tangibile, è quella sensazione di pace, di pienezza che ti tocca l’anima. Mi capita così raramente. Questo posto, questa esperienza, questi bambini mi rimarranno dentro. Voglio portarli via con me.
Mi è piaciuto anche che abbiamo potuto aiutarli a riorganizzare il loro database. Veramente loro non avevano un database efficace: è saltato fuori a pranzo e, visto che C. è un grande in queste cose, è andato a dare un’occhiata e gli ha impostato il programma. Basta così poco, ci si scambia quello che si sa.

IL TEMPO DI PRODURRE, IL TEMPO DI DOMANDARE

In azienda dobbiamo tutti produrre, produrre, sempre di più, il profitto deve crescere, sennò...sennò cosa? Sennò l’azienda non cresce. Ma è così stressante, è così alienante. Mi piace produrre, mi piace fare guadagnare quote di mercato alla mia azienda. Quello che non mi piace è lo stress, la demotivazione dei dipendenti, gli sgambetti inutili tra colleghi, i giochi di potere dannosi. E poi c’è quella sensazione di scollamento, da una parte il lavoro, dall’altra la vita. Non si incontrano mai. Il tempo, il tempo che non è mai abbastanza, e tante cose, troppe, mi sfuggono di mano. Ma ne avevo veramente il controllo? Perché qui le cose sono così semplici? Qui sto bene, sono a mio agio. E’ vero, non mi ero mai accorto di quanti siamo. Mi piace lavorare sotto il cielo, è così strano, io sto sempre chiuso in qualche edificio o al massimo passo il tempo su un aereo o un treno – per non parlare di tutto il tempo perso in auto. Sono tre giorni che non guido. E sono ancora vivo. Sono tre giorni che non leggo la posta. E sono sopravvissuto. Sono sopravvissuto anche alle domande dei bambini, così semplici e così complesse. Le loro domande mi facevano quasi più paura di quando il capo si avvicina per chiedermi qualcosa di incomprensibile. Ecco, i bambini vogliono davvero sapere, vogliono comprendere, non hanno paura di sbagliare. Invece noi vogliamo fare bella figura, vogliamo dire la cosa giusta, avere sempre la soluzione pronta e non sbagliare mai. Questa maledetta paura di sbagliare, che ci blocca e così

IL TEMPO DI OSSERVARE, IL TEMPO DI ASCOLTARE

Abbiamo fatto i facchini e gli animatori per dei bambini in affido. Una parte del cibo che abbiamo spostato sarà spedito in Africa, mi hanno detto, ma non ho capito bene dove. E’ un qualche aiuto per qualche popolazione bisognosa. Ma bisognosa di cosa? Abbiamo visto un filmato questa mattina, scene di vita quotidiana in Tanzania. Bel posto, devo ricordarmi di andarci in vacanza, se avrò il tempo. C’erano tutti questi ragazzini che correvano allegri. Erano abbastanza simili a questi che sono ospiti qui, soprattutto quando li abbiamo fatti giocare e ci siamo divertiti. Sembravano contenti , io lo ero di sicuro. Anche quelli del filmato sembrano contenti. Ma non erano bisognosi? Mi viene in mente la nostra azienda, pagherei per trovare lì un decimo di quei sorrisi. E noi mica siamo bisognosi. O invece sì...?– se ci arriva – crepa di fame, sta male, si scannano tra loro per il controllo di un fiumiciattolo e di un pozzo per il controllo delle ricchezze, per quello ci scanniamo noi. Non ci sono vecchi, e chi ci arriva alla vecchiaia? Però sorridono. Che cazzo sorridono? Credevo che in Africa fosse tutto miseria,ughe anche quando andiamo in pensione.
Insomma non siamo noi i fortunati della Terra? Io lavoro in un’azienda leader, ho una carriera da invidia, una casa da paura. Frequento gente ricca, colta, in gamba. Triste. Imbronciata. Ma perché? Cosa ci manca? Ci deve essere qualcosa di più... Perché la mattina non ho voglia di sorridere quando mi guardo allo specchio? Non so più cosa vedo. Perché non abbiamo voglia di lavorare e produrre? Siamo pagati bene, siamo tutelati, abbiamo la pancia piena, perché non sorridiamo e diciamo “sì capo, ci piace stare qui”?

IL TEMPO DI IMPARARE, IL TEMPO DI COMPRENDERE

Ne abbiamo discusso con i colleghi, è stato interessante, cercare di integrare i nostri punti di vista, non immaginavo che alcuni di noi avessero certe opinioni, ora decisamente ci conosciamo meglio e ci sentiamo più uniti. Credo che ci servirà, quando ritorneremo: su certi valori di fondo ci siamo scoperti più simili di quello che credevamo. Abbiamo anche scoperto che sappiamo fare di più e meglio di quello che pensavamo. E soprattutto, che vogliamo farlo. Si tratta di fare emergere e esprimere il nostro potenziale, tutto quello che potremmo fare una volta liberi dai limiti che il nostro ruolo e la nostra mansione ci impone.
Ora i motivi per cui non ci piace tanto stare in azienda sono più chiari. E’ successo così, nemmeno ce ne siamo accorti, abbiamo fatto ridere i ragazzini, ci siamo divertiti e alcune idee sono venute in mente, così spontaneamente, abbiamo imparato qualcosa (e anche i responsabili della comunità hanno imparato qualcosa da noi, questo mi fa sentire ancora più utile, abbiamo dato anche noi). Abbiamo compreso cosa potremmo fare per colmare quella mancanza che sentiamo tutti e per trovare alcune soluzioni, che ora sembrano evidenti, ma prima non capivamo neanche dove fosse il problema. Abbiamo tanto, abbiamo sempre di più, ma ci manca quella pace, quella spiritualità, quella sensazione di stare tra pari, sereni, soddisfatti, con l’anima (non solo la pancia) piena.

IL TEMPO DI SENTIRE E RITORNARE

Domattina torno in ufficio. Chissà se riuscirò a portarmi un po’ di “questo” che non so definire e che ho trovato qui: mi ha fatto sentire bene, mi ispira, mi dà energia creativa e non mi fa sentire il fallimento così pesante e drammatico, l’”ansia da prestazione” non è poi la fine del mondo.
Mi è piaciuto stare all’aperto, dovrei passarci più tempo. All’aperto si ragiona anche meglio, si vivono le cose con più profondità. Ho provato delle sensazioni qui, che non ero abituato a sentire. Io non ero più abituato a sentire il mio corpo e la terra sotto i miei piedi. Il male nelle braccia e nelle gambe, il male della fatica fisica. Mi sento leggero, divertito, soprattutto leggero. Ora va meglio, mi sento come svuotato di qualcosa che mi aveva inquinato. Quella gente del filmato, i bambini qui, loro sembrano sentire tutto, sensazioni belle e brutte, piacevoli e terribili. Invece io, noi, sentiamo così poco, siamo come anestetizzati. Forse è perché siamo sempre al chiuso, sempre soli con noi stessi, in cubicoli di pochi metri quadrati. Noi non viviamo in comunità, non ci sentiamo parte di una collettività, però, di fatto, lo siamo. Ti viene voglia di muoverti e lavorare per ritornare in mezzo a questa gente così unita che vive una grande ricchezza: quella dell’altro. Mi ha dato tanta soddisfazione quando ci hanno riconosciuto il contributo che abbiamo dato riorganizzando il loro database. Per noi era cosa da niente, ma per loro fa la differenza. Come per loro, far ridere quei bimbi è compito di tutti i giorni, ma per noi è stato un compito così impegnativo all’inizio. Non credevo ce l’avremmo fatta. E’ stato tutto così spontaneo, trasparente. Ci siamo scambiati conoscenze, capacità, energie, emozioni. Nessuno si è preso i meriti di un altro, perché alla fine, quello che contava era far ridere i ragazzini, chissenefrega di chi ci è riuscito meglio o peggio, abbiamo tutti dato qualcosa, forse molto e abbiamo ricevuto sicuramente tanto di più. E' stato bellissimo anche mettere a frutto il mio sapere professionale in un contesto diverso rispetto al tran tran aziendale... cose che in ufficio ormai diamo per strascontate possono realmente semplificare e migliorare la vita di altri. Dall'ufficio non mi ero mai reso conto di tutto questo... Chissà se e come riuscirò a coinvolgere i miei collaboratori ora? Riuscirò a contagiarli di questo qualcosa. Vorrei condividere quello che abbiamo provato, uno di noi (non ricordo chi) ha detto che è solo nella condivisione che raggiungiamo la nostra vera umanità.

IBO Italia, è un' organizzazione non governativa di volontariato internazionale che dal 1957 opera nel settore della cooperazione in Italia, Europa e nei paesi del Sud del mondo.
Fa parte di un network internazionale che ha sede in Austria, Belgio, Germania, Svizzera, Olanda, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Romania.
L'attività di IBO ebbe inizio nel 1953 nel Nord Europa con i primi campi di lavoro per la ricostruzione di case destinate ai profughi della seconda guerra mondiale. Da qui l'acronimo IBO-Internationale Bouworde. (Associazione Soci Costruttori)
Attiva in Italia dal 1957, si è costituita in associazione nel 1968, riconosciuta idonea dal MAE per la selezione, formazione e invio di volontari internazionali. Membro dell'UNESCO, è federata a Volontari nel Mondo FOCSIV .
IBO Italia si occupa di cooperazione internazionale, adozioni a distanza, campi di lavoro e solidarietà, Servizio Volontario Europeo, Servizio Civile nazionale ed internazionale, formazione aziendale outdoor.

MISSION:
IBO Italia pone al centro delle sue attenzioni e scelte lo sviluppo dell'uomo in tutte le sue possibili forme. Per conseguire queste finalità l'organismo si fa promotore di progetti di sviluppo e solidarietà rivolti a popolazioni bisognose indipendentemente da culture, etnie e religioni.

Per informazioni sulle Esperienze nei Campi di Lavoro: IBO Italia
Sito: www.iboitalia.org
tel: 0532/243279 fax : 0532/245689
e-mail:info@iboitalia.org
referente : Sabina Marchetti
Via Montebello 46/a
44100 Ferrara

Professione Lavoro ® da anni sviluppa innovativi progetti di consulenza organizzativa e formazione professionale (www.professionelavoro.net).

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