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Quando la furbizia non basta; una base essenziale per la competitività e l'innovazione...
Ci troviamo spesso a sentir parlare del concetto di competitività di un paese: quanto un paese, il suo sistema produttivo, sia preparato a confrontarsi in modo dinamico ed efficace con le esigenze di innovazione, produttività e servizio dei mercati odierni. Nel numero più recente della Harward Business Review (July/August 2007) Mansour Javidan (presidente del GLOBE Research and Education Foundation at Thunderbird School of Global Management in Glendale, Arizona) presenta i risultati di una ricerca su scala globale che evidenzia considerazioni molto interessanti proprio su questo tema.
Orientamento al futuro; fonte di competitività, innovazione e felicità...
La ricerca è stata sviluppata nel corso degli ultimi 15 anni coinvolgendo più di 17.000 manager in rappresentanza di 61 paesi; si è basata su una serie di domande dirette che miravano a cogliere i valori praticati dalle persone e comprendere il contesto in cui le stesse lavoravano. Lo studio ha rilevato nove aspetti di differenziazione nell’approccio manageriale fra i vari paesi coinvolti. Uno di questi è l’ orientamento verso il futuro, ovvero il grado in cui una determinata cultura premia comportamenti volti al futuro quali: posticipare gratificazioni e vantaggi del presente, pianificare ed investire nel futuro.
E’ stata riscontrata una forte correlazione fra il livello di competitività di un paese e il suo orientamento culturale verso il futuro. Come si trova posizionata l’Italia in questa classifica? Al quintultimo posto: il suo orientamento culturale verso il futuro è maggiore solo rispetto a quello dell’Ungheria, della Polonia, dell’Argentina e della Russia (in ordine decrescente). Ma non è tutto; il maggiore orientamento al futuro ha anche mostrato una positiva correlazione con il livello di innovazione, di fiducia nelle proprie risorse e capacità e percezioni di felicità da parte di un paese (interessante notare che tutti questi fattori esercitano una influenza di sostanza diretta o indiretta sul complessivo livello di competitività). Lo studio ha riscontrato che i paesi maggiormente orientati verso il futuro sono (in ordine decrescente) Singapore, Svizzera, Olanda, Malesia.
Con la sola furbizia non si va lontano...
Credo che sia utile riflettere su questa riscontrata carenza di orientamento verso il futuro presente in Italia. Quando si discute della necessità di rendere le nostre aziende più competitive e volte all’innovazione teniamo in considerazione la valenza di questo fattore? Come stiamo supportando in concreto l’orientamento verso il futuro nella nostra società, nelle nostre scuole, nelle nostre famiglie, nelle nostre aziende? Spesso noi Italiani ci sentiamo più ‘svegli’ rispetto a persone di altre nazionalità, più pronti, più calati in un senso pratico, abbiamo l’arma dello ‘spirito di arrangiamento’, ‘dell’occhio’... in una parola siamo più furbi.
Il fatto è che la furbizia non necessariamente è sintomo di intelligenza: la furbizia ci aiuta ad improvvisare a gestire in modo scaltro e utilitaristico la realtà con cui ci confrontiamo nel presente; l’intelligenza riguarda una prospettiva molto più ampia capace di legare le azioni e le conseguenze del presente al futuro. Questo è il tipo di orientamento al futuro che porta alla competitività, all’innovazione e anche ad essere più felici. Integrare la furbizia con l’intelligenza è ottimo, ma la sola furbizia non ci porta mai veramente lontano.
Ancora una volta la scelta è nostra: continuiamo a fare i furbi o proviamo a metterci anche un po’ anche di intelligenza nel talento naturale che abbiamo all’arrangiarci?
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