11/04/2009

dal pensiero all'azione
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Caro Montezemolo, perche' il saio francescano non basta...
Alla ricerca della schiettezza che emerge dal vero spessore umano...

So di fatto che queste pagine circolano anche in ambienti Ferrari e per questo, con tanto rispetto, umilta’ e amore per le rosse che ho da quando mia mamma mi faceva ‘correre’ in carrozzina (ormai 40 e passa anni fa) mi sento di esprimere spontaneamente alcune riflessioni ispirate a recenti eventi avvenuti in Ferrari Formula 1. Eventi che, a mio avviso, rappresentano un aspetto centrale anche alla gestione e cambiamento di tutte le nostre aziende in questi periodi di selezione e complessita’.

Andiamo per ordine (o almeno cerchiamo di farlo): dopo la catastrofe dei primi due gran premi di Formula 1 (Australia e Malesia) (in cui la Ferrari ha raccolto zero punti e una buona dose di figuracce in mondovisione), martedi’ scorso, il 7 aprile, il Presidente Montezemolo si e’ presentato a Maranello alla riunione di debriefing con i responsabili della squadra sportiva con un saio francescano... in mano! non lo indossava! (vedi La Stampa di mercoledi’ 8 aprile, pag.54). Montezemolo ha steso il saio sul tavolo riunioni a simboleggiare il fatto che per riemergere si deve partire da una buona dose di sana umilta’. Il Presidentissimo e’ sempre un maestro sull’impatto scenografico e, a mio modestissimo parere, soprattutto per questo da decenni cavalca l’onda del successo!... Ma questo e’ un altro argomento che richiederebbe ben piu’ di un articoletto... lasciamo perdere per ora.

Perche’ l’umilta’ non basta...

Su queste pagine in vari articoli e riflessioni abbiamo evidenziato come appunto l’umilta’ sia un elemento essenziale alla base di qualsiasi successo di squadra. Ma abbiamo elaborato questo concetto unendolo agli altri fattori che determinano un senso di leadership riconosciuta - detta anche leadership autorevole (fattore ormai essenziale all’efficacia ed efficienza di qualsiasi sforzo di gruppo). Uno studio globale pluriventennale (vedi articolo "Tempi difficili?! La leadership che funziona!..." http://www.sapereperfare.it/articolo.php?id=565) ha infatti evidenziato che da parte dei collaboratori e’ indispensabile una percezione di Competenza, Determinazione, Entusiasmo, e Onesta’ Operativa (Coerenza), il tutto ‘lubrificato’ da sana e genuina umilta’; perche’ possano ritenere i loro leader dei veri punti di riferimento e di conseguenza il lavoro di squadra si sviluppi al meglio non solo a tavolino ma anche nella pratica della realta’.

Il fatto e’ che nella Formula 1 attuale (e non solo in Ferrari!) aspetti come l’umilta’, e la coerenza sono ormai elementi caduti nel dimenticatoio e questo non perche’ ci si concentra troppo sugli altri fattori; semplicemente perche’ sono aspetti che mancano nello spessore umano di molte delle persone coinvolte nel Circus della Formula 1, soprattutto dietro il volante! Prendiamo appunto il caso Ferrari: negli ultimi anni si e’ fatto in modo di non avere piloti che creassero problemi con la stampa o che comunque fossero troppo polemici, troppo schietti, per dirla alla toscana. Abbiamo allora un Massa che parla italiano ma su cui contenuti spesso e’ meglio stendere un velo pietoso. Abbiamo un Raikkonen che pare faccia fatica a parlare persino in finalndese, figuriamoci in italiano o in inglese. A cosa porta tutto questo? A piloti che accettano passivamente scelte altrui. A piloti che magari sono si velocissimi e tecnicamente preparati (competenti) sono abbastanza determinati ed entusiasti (dipende da come tira il vento) ma che demandano la responsabilita’ di sana umilta’ di scelta e coerenza ad altri. I risultati: Massa che si brucia come un totale pirla (che non e’) il potenziale della macchina nella sessione di qualifica in Malesia; Raikkonen che addirittura acconsente a farsi montare gomme da pioggia torrenziale per un asfalto ancora asciutto in molti tratti della pista (magari si voleva sempre piu’ ispirare ad attivita’ agricole nelle vie di fuga...).

La disperazione di Hamilton... “vittima” del suo tempo...

Ma il problema non riguarda assolutamente solo i piloti Ferrari; basta vedere il ‘dramma’ che scoppiato pochi giorni fa in Hamilton e nel team McLaren per una palese bugia scoperta con troppa facilita’ (a pensar male si potrebbe riflettere che si nota che Ron Dennis - socio e ex Direttore Generale del team - non e’ piu’ al muretto del team). Hamilton ha mentito spudoratamente ai commissari di pista seguendo il ‘consiglio’ di un suo ‘tecnico-ingegnere’ che lavora da piu’ di 34 anni in azienda (il che la dice lunga sulla cultura del mentire che e’ presente nel team inglese come Alonso - che ha lasciato il team due anni fa sbattendo la porta - ha serenamente evidenziato).

Ecco: Alonso, ad esempio, e’ un personaggio scomodo perche’ dice quello che pensa, critica in modo schietto e sempre costruttivo la squadra e lo fa anche pubblicamente (sono queste le critiche che hanno piu’ impatto). Ma Alonso come Kubica (altro esempio interessante) sono ormai personaggi che appartengono a tempi andati (non per niente i due sono amicissimi). Tempi in cui i piloti non erano uomini ultrapalestrati di plastica come quelli attuali pronti a dire sempre la cosa giusta nell’interesse dello sponsor, del team e del conto in banca. E le prestazioni, i risultati dove li mettiamo?

La schiettezza inimitabile di Gilles e Tommy che batte Lauda ma non corre...

Il mio mito e’ sempre stato, e sara’ sempre, un certo Gilles Villeneuve. Mito per il suo modo di dare tutto se stesso nella guida ma soprattutto per la sua spudorata schiettezza e genuinita’: immancabili erano i suoi telex a fine di ogni gara in francese, talvolta sgrammaticato (tale era la frustrazione) diretti al Capo, Enzo Ferrari, che ne apprezzava i contenuti e che, finche’ la salute lo ha concesso, ne faceva tesoro per spronare miglioramenti.

Di recente su queste pagine ho anche parlato di un certo Tommy Byrne. Un pilota sconosciuto ai molti (vedi recensione suo libro "Crashed and Byrned. The greatest racing driver you never saw" http://www.sapereperfare.it/articolo.php?id=589) che quando, circa venticinque anni fa, fece un test con la McLaren Formula 1 (lui provveniva dalla vittora del campionato Europeo di Formula 3) a Silverstone si mostro subito dopo pochi giri ben piu’ veloce dei piloti titolari: certi Nicky Lauda e John Watson. Ma questo non servi’ a dare a Tommy l’abitacolo di una Formula 1 veramente competitiva. La ragiona principale? Il suo carattere troppo schietto e diretto... presto intervistero’ il simpaticissimo Tommy su questi e altri temi. Credo pero’ che un Hamilton che afferma di “Passare il peggior periodo della sua vita” per quella bugia che e’ stata scoperta; faccia riflettere parecchio su personaggi come Tommy che quella bugia sicuramente non avrebbero mai acconsentito a dirla! Tommy stesso mi ha segnalato un altra persona che in McLaren ha avuto problemi per motivi molto simili: un certo Michael Andretti (e che dire di suo padre Mario di certo sempre schietto e diretto e spesso un gran signore nel farlo) al quale io aggiungo un certo Juan Montoya che pochi anni fa decise di abbandonare la McLaren per le corse Nascar negli USA (perdendo milioni e milioni di dollari di compenso annuale) perche’ a quanto pare le prestazioni non c’erano. Alla luce dei fatti di oggi fa riflettere che di carattere Juan e’ un tipo che dice sempre le cose come stanno e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Interessante, tutte queste dinamiche, avvenute a distanza anche di decenni e sempre legate ad uno stesso team: McLaren.

La morale della favola...

Allora? Allora tutto questo divagare per giungere ad un punto molto semplice mio caro Presidente Montezemolo: e’ inutile predicare umilta’ se poi in azienda non si selezionano e si formano le persone per stimolare una cultura di continua schiettezza (sempre rispettosa delle persone ma analiticamente critica sui comportamenti e sulle cause vere - non semplicemente i sintomi - della mancanza di risultati). In Formula 1 come nel mondo economico globale attuale, la realta’ e’ sempre piu’ complessa e intricata; per questo e’ indispensabile un reale lavoro di squadra interdipendente che non puo’ prescindere dallo spessore umano (ma quello vero, quello sano, quello reale, quello va nel profondo dell’animo delle persone).

Vuoi scommettere che quando Alonso arrivera’ in Ferrari, spero al piu’ presto! Parecchie cose cambieranno? Magari ci saranno piu’ grattacapi perche’ ci sara’ un ‘rompi’ che assilla ma i risultati, quelli veri e duraturi torneranno ad arrivare.

E anche nelle nostre aziende vogliamo mostrare di avere sufficiente spessore umano per diffondere una cultura di sana rispettosa schiettezza? Chi accetta la sfida? A proposito, se vogliamo approfondire il tema possiamo partire da un certo Jack Welch ex CEO della General Electric (vedi articolo "Jack Welch. Live! Esperienza e schiettezza in diretta" http://www.sapereperfare.it/articolo.php?id=365) che fa del “being candy” (essere schietti) l’essenza di una sana gestione aziendale. Basta con la forma e le scenografie!

Inizia l’era della sostanza e della concretezza!

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