|
versione stampabile >>
L’Intervista. Questa fabbrica non chiude, parola d’operaio

«Allora la classe operaia esiste ancora…»
«Mai scomparsa. Certo, adesso ci tocca andare sulle gru per dire che esistiamo…»
Piero, classe 1954, coi suoi compagni di lavoro presidia da quasi un mese i cancelli della Federalmogul, una fabbrica di proprietà americana, che a Desenzano del Garda produce cilindri e segmenti di pistoni. Quarant’anni fa, nella stessa fabbrica, suo padre combatteva una battaglia sindacale finita con una storica vittoria.
«Qual è la situazione attuale?»
«Siamo 196 operari. Il 15 settembre scorso la proprietà ha comunicato la chiusura entro la fine dell’anno, proponendo un anno di cassa integrazione straordinaria e una buonuscita. Il problema grosso non è per uno come me, cui mancano pochi anni alla pensione, ma per quelli che hanno ancora i figli ancora da crescere».
«Non c’è lavoro?»
«Macchè! Le commesse ci sono, eccome. Se fosse un problema di produzione, la Federalmogul non avrebbe difficoltà a cedere il portafoglio clienti a un’eventuale nuova proprietà, perché sarebbe un portafoglio vuoto: invece, su questo punto ha risposto picche, sbugiardandosi da sola…»
«Quanto è importante questa fabbrica in questo territorio?»
«E’ una delle maggiori realtà produttive, e noi siamo qui anche a salvaguardare una continuità storica che ha oltre 60 anni di vita».
«Se il lavoro c’è, perché la proprietà vuole chiudere?»
«Per ragioni speculative, non industriali.»
«Quali?»
«Vogliono spostare la produzione in Germania, Polonia, Ungheria, dove la Federalmogul possiede altri siti. Inoltre, proprio ieri abbiamo saputo che entro due anni verrebbe aperta una nuova fabbrica in Russia, dove lavorerebbero 200 operai. Noi siamo 196».
«Qual è in definitiva la vostra posizione?»
«Noi siamo disposti a trattare su basi concrete e con interlocutori capaci di darci risposte precise, non con i manager coi quali abbiamo parlato finora. E da qui, da questa fabbrica, non esce uno spillo».
«Cosa dovrebbe uscire?»
«Macchinari sofisticati e di alta tecnologia per essere trasportati in altri siti».
«Ci sono i margini per una trattativa?»
«Dopo l’annuncio della chiusura, abbiamo risposto con l’occupazione. Non siamo noi che dobbiamo fare proposte. Noi ci limitiamo a denunciare che da oltre sei anni non vengono fatti investimenti, che manca un progetto industriale, e che il percorso di questa proprietà è stato ed è solo speculativo.»
«I sindacati come si stanno muovendo?»
«Forse volevi dire il sindacato, la Fiom, l’unica organizzazione sulla quale possiamo contare».
«Le istituzioni locali come si pongono?»
«Oltre alla solidarietà, l’amministrazione comunale ha manifestato sensibilità al problema, attivandosi anche concretamente: per esempio, ha escluso ogni variante al piano regolatore: se la fabbrica verrà chiusa, il sito non sarà oggetto di speculazione edilizia».
«Siamo peraltro in un territorio turistico molto importante…».
«Diciamo che trentamila metri quadri e oltre ventimila metri cubi possono far gola a chi volesse impiantare in questi spazi un residence con piscine e tanto di ipermercato annesso».
Condividi su:
per ricevere automaticamente notizie in merito ad aggiornamenti nei contenuti >>
invia commenti e riflessioni a: feedback@sapereperfare.it
per proposte nell'ambito del progetto scrivi a: proposals@sapereperfare.it
|