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LA RISCOPERTA DI UN ASPETTO DEL GENIO DI LEONARDO DA VINCI

Lo sapevate che Leonardo da Vinci era anche DIETOLOGO?? Non ho saputo né letto da nessuna parte che avesse scritto una dieta. Internet lo ignora, i libri di scuola anche. Sembra che il Vasari ne parlasse come un assertore convinto dell’alimentazione vegetariana, ma niente di più. Avevo appena completato un saggio-testimonianza su come dominare stress, fumo e fame, quando nelle mie continue ricerche su questi temi sono incappato nella “dieta di Leonardo da Vinci”.in un Museo. E l’ho inserita nel mio testo.
La mia asserzione si basa sulla lettura di un appunto a margine di un disegno architettonico (riportato in chiaro nella locandina al suo fianco)- fra i tanti che aveva vergato per un Papa - su uno dei 10 Codici in cui sono stati divisi molti dei suoi circa 5000 scritti ritrovati. E’tale la massa della sua produzione (di cui parte di essa andava letta con uno specchio), che quel particolare deve essere passato inosservato ai più.
Si tratta di una piccola nota, datata fra il 1515 ed il 1516, nel foglio 213verso, del Codice Atlantico.
Ho letto e copiato la sua dieta, lettera per lettera e la mia sensazione è stata che anche su questa materia l’avesse vista giusta. Che ciò che raccomandava, per la maggior parte sia valido ancora oggi. Più che una dieta, in 23 righe, 112 parole e 591 caratteri detta non solo norme per alimentarsi, ma un tipo di comportamento che si rivela ancora sano e condivisibile, dopo cinque secoli! Uno stile di vita che auspicava per i suoi contemporanei.
Non sono uno studioso di Leonardo, ma ho sempre apprezzato le sue intuizioni, le sue stupefacenti “macchine”, i particolari meccanici. Osservazioni che sembrano “normali”, ma sono invece frutto di folgorazioni geniali, supportate da una alta preparazione matematica. Fa sembrare un’ovvietà che un cerchio inscritto in un quadrato sia la metà di uno circoscritto ad esso, o che il cerchio circoscritto ad un triangolo equilatero, sia un multiplo di quello inscritto in esso. Soprattutto la sua capacità di osservazione dei fatti naturali per trasformarli in “cose” utili all’umanità. La sua capacità di sintesi. Il non fermarsi alla superficie, ma di andare a fondo nelle problematiche, trasformandole in oggetti concreti. Il suo approfondire la conoscenza arrivando, come Michelangelo, a smembrare cadaveri per studiarne muscoli, vene, ossa e ricavarne leggi di similitudine che, dai percorsi del sangue, si traducono in leggi sulla crescita delle piante ed il comportamento dei fiumi. Lo studiare le proporzioni del corpo umano ed il trasferire in plastiche composizioni naturali le figure delle sue rappresentazioni pittoriche, fino a raggiungere, nel dipingere un viso - sia il suo che quello di una “Gioconda” o di una “Dama con l’ermellino”- il massimo dell’espressività nell’arte.
Non so se se qualcun altro l’abbia notato prima quell’appunto, l’abbia evidenziato, reso noto ed abbia dissertato criticamente sul suo contenuto. Mi è stato confermato dalla Direzione del Museo Leonardo da Vinci, che è materia conosciuta, ma – probabilmente - solo dagli studiosi del Genio.
Se così non fosse rivendico umilmente la possibilità di “renderla nota al volgo”!
L’aver riscoperto che Leonardo da Vinci oltre che architetto, scultore, pittore, disegnatore, trattatista, scenografo,anatomista, zoologo, botanico, astronomo, poeta, musicista, progettista, ottico, esperto del volo, di strumenti musicali, di idraulica, geometria, matematica oltre che inventore, sia stato anche un dietologo, lo rende ancora più grande, attuale e – per me - motivo di soddisfazione intellettuale.
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