03/07/2004

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Abitazioni e Uffici Sani e a Minura d'Uomo = MENO STRESS PIU' BENESSERE

Ecco alcune considerazioni dell’ing. Gian Sandro Simonini, progettista e consulente di Bioedilizia, sull’importanza di creare condizioni di completo benessere psico-fisico in casa e in ufficio.

Il tipo di vita sempre più frenetico che il nostro modello economico ci impone, rende improrogabile la necessità che i privati e le aziende investano nella progettazione e nel risanamento degli ambienti di vita e di lavoro per ricreare luoghi sani e “a misura d’uomo” dove si possa vivere e lavorare senza stress.

Rendere l’edilizia amica dell’uomo

Sempre più spesso, da qualche anno a questa parte, si discute di qualità dell’abitare, di casa sana, di “sindrome dell’edificio malato” intendendo sintetizzare con questo termine l’azione combinata di molteplici fattori che provocano un inquinamento domestico e negli ambienti di lavoro spesso superiore all’inquinamento esterno.

La maggior parte della popolazione che vive nelle società (cosiddette) sviluppate trascorre circa il 90% del proprio tempo di vita in ambienti chiusi e malsani che contribuiscono allo sviluppo di patologie specifiche: allergie, disturbi del sonno, comparsa di malattie infettive latenti come l’herpes, la psoriasi, ecc.

I più colpiti sono i soggetti maggiormente stressati (i lavoratori tra i 35 e i 60 anni) e gli organismi più deboli come i bambini e gli anziani.

Negli ultimi anni il dilagare di patologie legate allo stress sta diventando un problema anche per le aziende che registrano, anno dopo anno, crescenti costi per assenze dal lavoro e cali di produttività .

E’ ormai assodato che lo stress è una malattia e in Italia stanno sorgendo centri specializzati per assistere le persone stressate e le aziende stressanti.

Di solito però si pensa solo ad un’assistenza di tipo medico da svolgersi a cura dei reparti di Medicina del Lavoro e nei centri di Terapia Neurovegetativa e Comportamentale trascurando il dato fondamentale che proprio perché l’uomo interagisce e “dialoga” sia fisicamente sia psichicamente con l’ambiente in cui vive e lavora, subendone fortemente l’influenza, è impensabile guarirlo se lo reimmettiamo in un locale malsano ed energeticamente squilibrante.

Occorre “guarire” sia la casa nella quale viviamo sia l’ambiente in cui lavoriamo intervenendo non solo sul piano edilizio-impiantistico, assicurando condizioni di reale comfort ambientale in ogni stagione e nelle varie ore del giorno, ma anche sul piano psicologico-emozionale attraverso uno studio attento ed un impiego consapevole di colori, forme, materiali di arredo, luci, piante e perfino odori ed aromi.

Di solito questo aspetto è completamente ignorato dai Committenti e dai Progettisti e invece influisce enormemente sul modo in cui si percepisce un ambiente e sulla qualità di vita che in esso si instaura.

Garantire il benessere sia in casa che sul luogo di lavoro

Se per “benessere” intendiamo la condizione nella quale l’essere umano si sente ottimamente integrato nelle sue tre principali componenti (fisica, mentale e spirituale), per garantire il raggiungimento di questo stato occorre che chi ha la responsabilità di progettare e costruire edifici, a qualunque uso essi siano destinati, rivolga grande attenzione alle cosiddette “energie sottili”, cioè quelle che attengono alla nostra sfera emozionale e psicologico–spirituale.

Tutti noi avvertiamo un diffuso senso di disagio provocato dal circolare in città sempre più brutte e sporche, dal lavorare in fabbriche ed uffici progettati secondo criteri di efficienza e di risparmio spesso miopi, dal vivere in quartieri che, anche nei casi più felici, ostentano una “qualità edilizia” basata su videocitofoni, antenne paraboliche, vasche con idromassaggio, ma non riescono quasi mai ad offrire un’alta “qualità abitativa” che può derivare solo da una progettazione consapevole dei bisogni dell’essere umano inteso nella sua totalità di corpo–mente- spirito.

Tale disagio è reale, generalizzato, ha precise cause scatenanti e provoca ricadute puntuali su tutti gli aspetti del nostro vivere come è dimostrato dal ricorso sempre maggiore alle cure antistress e ai farmaci antidepressivi e dalla continua crescita del fatturato delle aziende che operano nella sfera del benessere.

Oggi è possibile e perciò doveroso costruire case, uffici, scuole ed ospedali con materiali privi di sostanze inquinanti, dotarli di impianti a basso consumo e adottare ogni accorgimento progettuale e culturale (compreso il ricorso ai principi del Feng Shui di cui diremo più avanti) che concorra a creare una condizione di vero benessere.

A conforto degli scettici e di coloro che tendono a liquidare sbrigativamente tali teorie quasi fossero roba da stregoni, posso assicurare che è possibile rilevare strumentalmente il grado di salubrità di un ambiente ed anche lo stato di benessere mediante particolari misurazioni sia sull’edificio che direttamente sull’uomo come, ad esempio, la rilevazione delle variazioni di resistività corporea ed il monitoraggio di numerosi parametri neuro vegetativi per verificare come tornino ai valori ottimali in un breve lasso di tempo.

Il Feng Shui

Con il nome Feng-Shui (si pronuncia feng sciuèi), che letteralmente significa vento-acqua, la cultura cinese ha tradizionalmente espresso il potere delle forze che scorrono nell’ambiente naturale la cui armonia ed i cui ritmi l’uomo non deve turbare.

Si tratta di una concezione millenaria che ha regolato, e regola tutt’oggi, nel tessuto urbano come in quello rurale, il modo di orientare e disporre le strade, gli edifici, gli arredi interni di una casa o di un ufficio.

Osteggiato e represso in Cina durante la Rivoluzione Culturale al pari di tutto ciò che rappresentava la cultura millenaria di quel Paese, il Feng Shui è tornato ad essere comunemente applicato a tutti i livelli di progettazione: dallo studio del tracciato della metropolitana di Hong Kong fino alla disposizione delle scaffalature e delle merci nei supermercati.

Da una decina d’anni riscuote molto successo anche in occidente tanto da diventare una vera e propria moda negli Stati Uniti specialmente nel settore della progettazione d’interni.

Le nuove richieste del mercato immobiliare

Un recente sondaggio pubblicato sul numero di maggio 2002 della rivista Salute Naturale rileva che un numero crescente di famiglie, cambiando o ristrutturando la propria casa, la vogliono biologica. Il 47% degli intervistati afferma di essere motivato da una ricerca di maggiore armonia e benessere e chi ha già fatto tale scelta ne conferma i benefici: meno stress (34%), migliore armonia familiare (21%), i bambini e gli anziani si ammalano di meno (20%), meno episodi di influenza e tosse (12%), migliore qualità del riposo notturno (10%), altri benefici minori (3%).

Altri studi recenti, svolti in ambito sociologico e subito ripresi dal settore del design industriale, rilevano come nell’epoca di Internet, dei personal computers e del telelavoro, la casa diventi anche un piccolo laboratorio, un luogo che non ci esclude dal resto del mondo ma anzi ci connette ad esso. Nell’abitazione di oggi e dell’immediato futuro ogni componente della famiglia vorrà e dovrà avere un proprio spazio che sia privato ma anche condivisibile all’occorrenza con gli altri membri della famiglia, con gli amici e anche con partners di lavoro.

Ecco quindi che si ripensano gli oggetti, i materiali, i colori, le luci ed anche le dimensioni dei vari locali.

I bagni, ad esempio, come già avvenuto per le cucine, non sono più locali di servizio: così come la cucina, negli anni recenti, è diventata essa stessa uno spazio conviviale talvolta “mangiandosi” il soggiorno, il bagno sarà il luogo dedicato al benessere con attrezzature (saune, attrezzi ginnici, ecc.) anch’esse da condividere, seppure in una cerchia di persone più ristretta caratterizzata da rapporti più intimi. Lo studio non sarà più solo appannaggio delle case dei professionisti, ma sarà la stanza dove usare il computer e dove lavorare a distanza dal luogo di lavoro, cioè tele-lavorare.

Tutto ciò obbliga a dedicare a cucine, bagni e studi molto più spazio e molta maggior cura progettuale di quanto non sia stato fatto finora e, poiché la superficie complessiva della casa (a causa dei costi crescenti dei terreni, delle abitazioni e delle imposte che su di esse gravano), non può aumentare a dismisura ma anzi tende a diminuire, questo implica ripensare conseguentemente tutti gli spazi domestici.

Coniugare benessere e funzionalità è possibile e produce anche utili

Io credo allora che sia possibile realizzare edifici funzionali e tecnologicamente all’avanguardia senza rinunciare all’uso di materiali sani e senza compromettere la qualità di vita delle persone che vi dovranno abitare o lavorare e sono anche fermamente convinto che promuovere tali realizzazioni sia economicamente premiante.

Numerose esperienze europee e mondiali ci dimostrano infatti che gli edifici rigorosamente progettati e scrupolosamente realizzati secondo i principi della bioedilizia, integrati spesso dai concetti della bioclimatica, dell’architettura organica e del Feng Shui, spuntano prezzi di vendita e canoni di affitto maggiori e le persone che li abitano vi rimangono più a lungo che negli edifici tradizionali perché vi trovano maggiori attrattive e comfort con minori costi di gestione.

Nel caso degli uffici e degli stabilimenti produttivi si aggiunge anche il vantaggio di minori assenze dal lavoro ed aumentata produttività degli addetti.

Questi miglioramenti costituiscono un vantaggio rispetto alla concorrenza e fanno aumentare il valore dell’immobile sul mercato.

Partendo da simili considerazioni A. Lovins, H.L. Lovins e P. Hawken, nel loro libro “Capitalismo Naturale” (edito in Italia da Edizioni Ambiente) rilevano che: “Nell’ormai prossima era del green design (in Italia e in Europa meglio noto come bioarchitettura), edifici che costano di più di quello che dovrebbero, che funzionano peggio di come potrebbero, che sono più brutti e che non danno le prestazioni che un utente adeguatamente informato si aspetta, semplicemente resteranno vuoti”.

Sta a noi progettisti cogliere la sfida di ripensare in quest’ottica ogni tipologia di edificio ben sapendo che ciò costa enorme fatica poiché occorre approfondire ogni aspetto della progettazione in una visione integrata del progetto - trasversale rispetto ai consueti ambiti professionali - che si estenda all’intero ciclo di vita utile dell’edificio ed anche oltre, pianificando la demolizione, valutando lo smaltimento dei materiali e la loro riciclabilità.

Dobbiamo dialogare maggiormente con le aziende, spronandole a realizzare prodotti ecologici e suggerendo loro di dotarsi per prime di ambienti di lavoro sani. Solo così possiamo contribuire a ricreare uno stile di vita meno stressante incrementando il vero benessere che non si misura dal possesso di status symbol ma piuttosto dalla ritrovata armonia tra le varie componenti del nostro organismo troppo spesso scisse dal tipo di vita che pigramente subiamo.

Mi auguro che sapremo affrontare questa sfida.

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