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Abitazioni e Uffici Sani e a Minura d'Uomo = MENO STRESS PIU' BENESSERE
Ecco alcune considerazioni dell’ing. Gian Sandro Simonini, progettista e consulente
di Bioedilizia, sull’importanza di creare condizioni di completo benessere
psico-fisico in casa e in ufficio.
Il tipo
di vita sempre più frenetico che il nostro modello economico ci impone, rende
improrogabile la necessità che i
privati e le aziende investano nella progettazione e nel risanamento degli
ambienti di vita e di lavoro per ricreare luoghi sani e “a misura d’uomo”
dove si possa vivere e lavorare senza stress.
Rendere
l’edilizia amica dell’uomo
Sempre più spesso, da qualche anno a questa parte, si
discute di qualità dell’abitare, di casa sana, di “sindrome dell’edificio
malato” intendendo sintetizzare con questo termine l’azione combinata di
molteplici fattori che provocano un inquinamento domestico e negli ambienti di
lavoro spesso superiore all’inquinamento esterno.
La maggior parte della popolazione che vive nelle società
(cosiddette) sviluppate trascorre circa il 90% del proprio tempo di vita in
ambienti chiusi e malsani che contribuiscono allo sviluppo di patologie
specifiche: allergie, disturbi del sonno, comparsa di malattie infettive latenti
come l’herpes, la psoriasi, ecc.
I più colpiti sono i soggetti maggiormente stressati (i
lavoratori tra i 35 e i 60 anni) e gli organismi più deboli come i bambini e
gli anziani.
Negli ultimi anni il dilagare di patologie legate allo stress
sta diventando un problema anche per le aziende che registrano, anno dopo anno,
crescenti costi per assenze dal lavoro e cali di produttività .
E’ ormai assodato che lo stress è una malattia e in Italia
stanno sorgendo centri specializzati per assistere le persone stressate e le
aziende stressanti.
Di solito però si pensa solo ad un’assistenza di tipo
medico da svolgersi a cura dei reparti di Medicina del Lavoro e nei centri di
Terapia Neurovegetativa e Comportamentale trascurando il dato fondamentale che
proprio perché l’uomo interagisce e “dialoga” sia fisicamente sia
psichicamente con l’ambiente in cui vive e lavora, subendone fortemente
l’influenza, è impensabile guarirlo se lo reimmettiamo in un locale malsano
ed energeticamente squilibrante.
Occorre “guarire” sia la casa nella quale viviamo sia
l’ambiente in cui lavoriamo intervenendo
non solo sul piano edilizio-impiantistico, assicurando condizioni di reale
comfort ambientale in ogni stagione e nelle varie ore del giorno, ma anche
sul piano psicologico-emozionale attraverso uno studio attento ed un impiego
consapevole di colori, forme, materiali di arredo, luci, piante e perfino odori
ed aromi.
Di solito questo aspetto è completamente ignorato dai
Committenti e dai Progettisti e invece influisce enormemente sul modo in cui si
percepisce un ambiente e sulla qualità di vita che in esso si instaura.
Garantire
il benessere sia in casa che sul luogo di lavoro
Se per “benessere” intendiamo la condizione nella quale
l’essere umano si sente ottimamente integrato nelle sue tre principali
componenti (fisica, mentale e spirituale), per garantire il raggiungimento di
questo stato occorre che chi ha la responsabilità di progettare e costruire
edifici, a qualunque uso essi siano destinati, rivolga grande attenzione alle
cosiddette “energie sottili”, cioè quelle che attengono alla nostra sfera
emozionale e psicologico–spirituale.
Tutti noi avvertiamo un diffuso senso di disagio provocato
dal circolare in città sempre più brutte e sporche, dal lavorare in fabbriche
ed uffici progettati secondo criteri di efficienza e di risparmio spesso miopi,
dal vivere in quartieri che, anche nei casi più felici, ostentano una “qualità
edilizia” basata su videocitofoni, antenne paraboliche, vasche con
idromassaggio, ma non riescono quasi mai ad offrire un’alta “qualità
abitativa” che può derivare solo da una progettazione consapevole dei bisogni
dell’essere umano inteso nella sua totalità di corpo–mente- spirito.
Tale disagio è reale, generalizzato, ha precise cause
scatenanti e provoca ricadute puntuali su tutti gli aspetti del nostro vivere
come è dimostrato dal ricorso sempre maggiore alle cure antistress e ai farmaci
antidepressivi e dalla continua crescita del fatturato delle aziende che operano
nella sfera del benessere.
Oggi è possibile e perciò doveroso costruire case, uffici,
scuole ed ospedali con materiali privi di sostanze inquinanti, dotarli di
impianti a basso consumo e adottare ogni accorgimento progettuale e culturale
(compreso il ricorso ai principi del Feng Shui di cui diremo più avanti)
che concorra a creare una condizione di vero benessere.
A conforto degli scettici e di coloro che tendono a liquidare
sbrigativamente tali teorie quasi fossero roba da stregoni, posso assicurare che
è possibile rilevare strumentalmente il grado di salubrità di un ambiente ed
anche lo stato di benessere mediante particolari misurazioni sia sull’edificio
che direttamente sull’uomo come, ad esempio, la rilevazione delle variazioni
di resistività corporea ed il monitoraggio di numerosi parametri neuro
vegetativi per verificare come tornino ai valori ottimali in un breve lasso di
tempo.
Il
Feng Shui
Con il nome Feng-Shui (si pronuncia feng sciuèi), che
letteralmente significa vento-acqua, la cultura cinese ha tradizionalmente
espresso il potere delle forze che scorrono nell’ambiente naturale la cui
armonia ed i cui ritmi l’uomo non deve turbare.
Si tratta di una concezione millenaria che ha regolato, e
regola tutt’oggi, nel tessuto urbano come in quello rurale, il modo di
orientare e disporre le strade, gli edifici, gli arredi interni di una casa o di
un ufficio.
Osteggiato e represso in Cina durante la Rivoluzione
Culturale al pari di tutto ciò che rappresentava la cultura millenaria di quel
Paese, il Feng Shui è tornato ad essere comunemente applicato a tutti i livelli
di progettazione: dallo studio del tracciato della metropolitana di Hong Kong
fino alla disposizione delle scaffalature e delle merci nei supermercati.
Da una decina d’anni riscuote molto successo anche in
occidente tanto da diventare una vera e propria moda negli Stati Uniti
specialmente nel settore della progettazione d’interni.
Le
nuove richieste del mercato immobiliare
Un recente sondaggio pubblicato sul numero di maggio 2002
della rivista Salute Naturale rileva che un numero crescente di famiglie,
cambiando o ristrutturando la propria casa, la vogliono biologica. Il 47% degli
intervistati afferma di essere motivato da una ricerca di maggiore armonia e
benessere e chi ha già fatto tale scelta ne conferma i benefici: meno stress
(34%), migliore armonia familiare (21%), i bambini e gli anziani si ammalano di
meno (20%), meno episodi di influenza e tosse (12%), migliore qualità del
riposo notturno (10%), altri benefici minori (3%).
Altri studi recenti, svolti in ambito sociologico e subito
ripresi dal settore del design industriale, rilevano come nell’epoca di
Internet, dei personal computers e del telelavoro, la casa diventi anche un
piccolo laboratorio, un luogo che non ci esclude dal resto del mondo ma anzi ci
connette ad esso. Nell’abitazione di oggi e dell’immediato futuro ogni
componente della famiglia vorrà e dovrà avere un proprio spazio che sia
privato ma anche condivisibile all’occorrenza con gli altri membri della
famiglia, con gli amici e anche con partners di lavoro.
Ecco quindi che si ripensano gli oggetti, i materiali, i
colori, le luci ed anche le dimensioni dei vari locali.
I bagni, ad esempio, come già avvenuto per le cucine, non
sono più locali di servizio: così come la cucina, negli anni recenti, è
diventata essa stessa uno spazio conviviale talvolta “mangiandosi” il
soggiorno, il bagno sarà il luogo dedicato al benessere con attrezzature
(saune, attrezzi ginnici, ecc.) anch’esse da condividere, seppure in una
cerchia di persone più ristretta caratterizzata da rapporti più intimi. Lo
studio non sarà più solo appannaggio delle case dei professionisti, ma sarà
la stanza dove usare il computer e
dove lavorare a distanza dal luogo di lavoro, cioè tele-lavorare.
Tutto ciò obbliga a dedicare a cucine, bagni e studi molto
più spazio e molta maggior cura progettuale di quanto non sia stato fatto
finora e, poiché la superficie complessiva
della casa (a causa dei costi crescenti dei terreni, delle abitazioni e delle
imposte che su di esse gravano), non può aumentare a dismisura ma anzi tende a
diminuire, questo implica ripensare conseguentemente
tutti gli spazi domestici.
Coniugare
benessere e funzionalità è possibile e produce anche utili
Io credo allora che sia possibile realizzare edifici
funzionali e tecnologicamente all’avanguardia senza rinunciare all’uso di
materiali sani e senza compromettere la qualità di vita delle persone che vi
dovranno abitare o lavorare e sono anche fermamente convinto che promuovere tali
realizzazioni sia economicamente premiante.
Numerose esperienze europee e mondiali ci dimostrano infatti
che gli edifici rigorosamente progettati e scrupolosamente realizzati secondo i
principi della bioedilizia, integrati spesso dai concetti della bioclimatica,
dell’architettura organica e del Feng Shui, spuntano prezzi di vendita
e canoni di affitto maggiori e le persone che li abitano vi rimangono più a
lungo che negli edifici tradizionali perché vi trovano maggiori attrattive e
comfort con minori costi di gestione.
Nel caso degli uffici e degli stabilimenti produttivi si
aggiunge anche il vantaggio di minori assenze dal lavoro ed aumentata
produttività degli addetti.
Questi miglioramenti costituiscono un vantaggio rispetto alla
concorrenza e fanno aumentare il valore dell’immobile sul mercato.
Partendo da simili considerazioni A. Lovins, H.L. Lovins e P.
Hawken, nel loro libro “Capitalismo Naturale” (edito in Italia da Edizioni
Ambiente) rilevano che: “Nell’ormai
prossima era del green design (in Italia e in Europa meglio noto come
bioarchitettura), edifici che costano di più di quello che dovrebbero, che
funzionano peggio di come potrebbero, che sono più brutti e che non danno le
prestazioni che un utente adeguatamente informato si aspetta, semplicemente
resteranno vuoti”.
Sta a noi progettisti cogliere la sfida di ripensare in
quest’ottica ogni tipologia di edificio ben sapendo che ciò costa enorme
fatica poiché occorre approfondire ogni aspetto della progettazione in una
visione integrata del progetto - trasversale rispetto ai consueti ambiti
professionali - che si estenda all’intero ciclo di vita utile dell’edificio
ed anche oltre, pianificando la demolizione, valutando lo smaltimento dei
materiali e la loro riciclabilità.
Dobbiamo dialogare maggiormente con le aziende, spronandole a
realizzare prodotti ecologici e suggerendo loro di dotarsi per prime di ambienti
di lavoro sani. Solo così possiamo contribuire a ricreare uno stile di vita
meno stressante incrementando il vero benessere che non si misura dal possesso
di status symbol ma piuttosto dalla ritrovata armonia tra le varie componenti
del nostro organismo troppo spesso scisse dal tipo di vita che pigramente
subiamo.
Mi auguro che sapremo affrontare questa sfida.
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