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INCERTEZZA & PROGRESSO
Accogliere l'Incertezza: l'Essenza della Leadership
Accogliere
l’Incertezza (*). Che cosa significa?
L’incertezza ha sempre fatto e continuerà a fare parte del nostro quotidiano,
della nostra vita privata e professionale. Possiamo far finta che non ci sia
(gli effetti reali alla fine li sentiamo lo stesso), possiamo cercare di
gestirla al meglio (magari adoperandoci per “limitare i danni”) o possiamo utilizzarla
a nostro favore, in altre parole accoglierla: identificarla, approfondirla,
sfruttarla. Accogliere l’Incertezza non è una cosa semplice, richiede
metodo ed esercizio, ma soprattutto richiede il giusto atteggiamento mentale: la
capacità di utilizzare appieno le risorse di cui disponiamo all’interno della
situazione in cui ci troviamo. In altre parole Accogliere l’Incertezza
richiede leadership, ne rappresenta anzi l’essenza: una delle manifestazioni
più concrete della rilevanza del ruolo di leader.
Leader
di un gruppo di persone, di un comparto, di un'organizzazione, di un settore
economico; capaci di guidare se stessi e gli altri nel confronto con una realtà
sempre più diversa e inattesa. Ricordo quando, anni fa, il Professor Clampitt
(coautore del libro e professore di ruolo della facoltà di Information Science
Program presso l’Università del Wisconsin – Green Bay) stimolava
affascinanti conversazioni su questi temi nel corso di intensissimi workshop
didattici. Il fascino consisteva nello scoprire un mondo in rapida
trasformazione e nel cercare di divenire attivi partecipi di questo processo,
una cosa che stavo riscontrando in prima persona nei miei studi e nel mio lavoro
negli Stati Uniti. In seguito io sono tornato a vivere questi cambiamenti nella
“old country” (come gli americani chiamano l’Europa) nel mentre che
Clampitt affinava idee e concetti assieme alla mente aperta e calata in aspetti
pratici organizzativi di Mr. DeKoch (coautore ed executive manager
dall’esperienza pluriennale). Il mix fra il mondo accademico e quello
aziendale ha generato il pragmatismo illuminato e la praticità di questo libro.
Da
tempo ormai, studiosi di economia e di management ci mettono in guardia rispetto
agli effetti del cambiamento a livello individuale, sociale ed economico. Nel
corso degli ultimi anni vari eventi hanno portato tutti noi nel vivo di queste
considerazioni. In poco tempo sono crollate, o sono state pesantemente
incrinate, tante colonne portanti
della così detta “tradizione”, tante certezze che ci aiutavano a
percorrere la vita guidati da solidi punti di riferimento che spaziavano dal
traguardo del “posto fisso” al confortante pensiero che dall’afa
asfissiante dell’estate si sarebbe passati gradualmente al freddo
dell’inverno. Trovo molto interessante ascoltare scambi di idee fra persone e
riscontrare che il tema del cambiamento si è a mano a mano diffuso dal mondo
degli studiosi e dei ricercatori alle conversazioni quotidiane in casa o in
ufficio.
Il
tutto è stato reso ancora più
complesso dal fatto che il cambiamento non è arrivato in modo progressivo,
graduale, logico, lineare ma in modo frastagliato e discontinuo, fatto questo già
identificato e descritto quasi quindici anni fa dallo studioso di management e
sociologia Charles Handy. Il cambiamento discontinuo di per se comporta la
necessità di sviluppare il nostro modo di pensare, di comprendere appieno la
realtà che ci circonda. Già ci siamo resi conto che le “tradizionali colonne
guida” sono venute a mancare, il quotidiano ci porta a riconoscere che è
difficile trovarne di nuove. Considero molto istruttivo riscontrare, nel corso
di colloqui con imprenditori e dirigenti attivi in vari settori economici, che
tutti ormai sono consapevoli del fatto che “i tempi d’oro” della crescita
economica con ampi spazi di miglioramento e manovra sono ormai storia. Se emerge
un settore redditizio bisogna essere svelti a sfruttare la situazione
rapidamente e senza esitazioni sperando di aver colto la fase crescente
dell’inevitabile parabola. Niente è in ogni caso dato per scontato, spesso
esperienze vissute sono fuorvianti anziché “maestre di vita”. Questo è
ciò che caratterizza il cambiamento discontinuo che stiamo vivendo. Volenti o
nolenti tutto è più incerto.
Per
tutti questi motivi dobbiamo abituarci a convivere con l’incertezza, a farcela
amica ad accoglierla nel modo di pensare e di vivere il nostro presente ed il
nostro futuro. La realtà che viviamo
non ci consente più di andare avanti con il “pilota automatico inserito” è
una realtà in “presa diretta” che presenta sempre nuove insidie e asperità.
Attenzione però tutto questo non comporta assolutamente che tutto sia destinato
a peggiorare. Il nostro vivere è sicuramente più complesso oggi rispetto a
qualche anno fa, ma la complessità e l’incertezza possono trasformarsi da
fonte di frustrazioni e pessimismo a sorgente di opportunità ed
ottimismo; dipende tutto da noi, da come scegliamo di divenire consapevoli e
utilizzare le nostre risorse e le risorse delle organizzazioni in cui operiamo
rapportandole nella maniera migliore alla realtà che continuamente, e spesso
inaspettatamente, si trasforma davanti ai nostri occhi.
In
questo senso Accogliere l’Incertezza significa soprattutto equipaggiare noi
stessi e le nostre organizzazioni con gli strumenti appropriati e soprattutto la
mentalità giusta volta alla comprensione ed al confronto continuo con gli
aspetti pratici e spiccioli della realtà. Semplicemente questo è ciò che costituisce uno dei più saldi punti
di riferimento nel vivere il presente ed il futuro. Aldilà delle teorie, aldilà
delle riflessioni, delle aspettative e delle speranze è poi il confronto
concreto e crudo con la realtà che conta. Risulta inutile e dannoso rivestire
la realtà con false certezze e convinzioni. Più che mettere in discussione
la realtà è molto più utile mettere in discussione il modo in cui la
percepiamo allo scopo di assicurarci che ci mettiamo in condizione di
identificarne e comprenderne l’essenza del quotidiano che veramente conta.
Solo partendo da queste basi sarà poi possibile adoperarci per stimolare
progresso caratterizzato dal miglioramento reale del nostro vivere e lavorare.
La
lettura del libro diviene un viaggio alla scoperta di se stessi e delle proprie
organizzazioni, un viaggio che mette in discussione alcune convinzioni e ne
genera di nuove: più aperte, più adeguate al vivere e lavorare in “presa
diretta”. L’obiettivo non è quello di divenire più certi ma semplicemente
di progredire personalmente e professionalmente convivendo con l’incertezza in
modo sereno e illuminato confrontandoci in modo schietto e diretto con la vita
ed il lavoro. La prima volta che ho
letto il libro ho percepito un flusso di energia generato da profonde
riflessioni che invitano all’azione. Diviene poi naturale continuare a
consultare il libro utilizzando sul campo gli schemi di pensiero e le tecniche
di gestione presentate. Si impara ad identificare il nostro progresso personale
e professionale generato dalla
percezione del continuo movimento fra certezza ed incertezza. Si giunge a
rendersi conto che “il non sapere” non è mai un fattore di debolezza fino a
quando siamo capaci di tenere viva la fiamma della curiosità e
dell’esplorazione in noi stessi e nelle nostre organizzazioni.
Il
libro contiene vari riferimenti alla cultura americana, sono riflessioni ed
esempi pratici istruttivi che da un punto di vista editoriale ci siamo adoperati
per rapportare al meglio al contesto sociale e organizzativo italiano. Abbiamo
riscontrato che schemi e modelli di pensiero presentati hanno una valenza
pressoché universale. Universale è infatti la chiave di lettura centrale:
Accogliere l’Incertezza significa soprattutto divenire più consapevoli:
consapevoli del proprio essere, del proprio modo di pensare e vedere il mondo,
degli schemi mentali che ci aprono o ci chiudono opportunità, dell’essenza
che veramente ci caratterizza e ci distingue (sia in ambito individuale che
organizzativo) e ci mette in condizione di vivere in “presa diretta” e
costruttiva armonia con la realtà. Eric Fromm nel suo classico “Avere o
Essere?” articola in modo originale il legame fra incertezza, l’essere ed il
vivere la realtà scrivendo:
“L’ansia
e l’insicurezza prodotte dal pericolo di ciò che si ha sono assenti dalla
modalità dell’essere. Se sono ciò che sono e non ciò che ho, nessuno può
privarmi ne della mia sicurezza né del mio senso di identità, e neppure
minacciare di farlo. Il mio centro è dentro di me; la mia capacità di essere e
di esprimere i miei poteri essenziali è parte integrante della mia struttura
caratteriale e da me dipende. (…) Mentre l’avere si fonda su qualcosa che
con l’uso diminuisce, l’essere viene incrementato dalla pratica. (…) I
poteri della ragione, dell’amore, della creazione artistica, insomma tutti i
poteri essenziali, crescono grazie al processo del loro esprimersi”.
In questa ottica, Accogliere l’Incertezza diviene uno “strumento di
lavoro” per guidare noi stessi e le
nostre organizzazioni ad interpretare al meglio il proprio ruolo in un mondo
sempre più incerto e complesso. Il
conoscerci meglio ci porta
all’agire in modo più consapevole e la pratica rafforza le nostre risorse ed
il nostro potenziale. Il doverci confrontare con l’incertezza diviene
un’opportunità di crescita. Mi auguro che troverete nel libro altrettanti
spunti di riflessione ed azione quanti ne ho trovati io e vi invito ad un
dialogo sui temi presentati.
(*) Questo
articolo è la presentazione all’edizione italiana del libro “Accogliere
l’Incertezza: L’Essenza della Leadership” Edizioni Guerini & Associati
– 2003 . Approfondimenti sul libro e sul tema possono essere consultati al
seguente link www.professionelavoro.net/ai
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