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Trasformare l'Incertezza in Fonte di Progresso: Utilizzare l'Incertezza come Leva Strategica Aziendale
Quando imprenditori e
manager descrivono la realtà (quello che loro percepiscono come realtà) con
un’aria di sicurezza e autorità , creano una pesante cappa di inefficacia,
perché da quel momento in poi tutti guardano a loro come punto di
riferimento per risolvere i propri problemi e pensare al loro posto.
--- Peter Senge ---
Durante
periodi di incertezza economica e sociale come l’attuale il progresso
aziendale (in termini economici e organizzativi) è uno degli aspetti più
difficili da gestire da parte di imprenditori e manager. In effetti, la gestione
dell’incertezza è divenuta, a nostro parere, uno degli aspetti chiave alla
sopravvivenza e allo sviluppo di qualsiasi attività economica. Anche dopo aver
consultato esperti su vari temi chiave, aver meditato a lungo su dati e
informazioni raccolte e finalmente preso un corso di azione, l’incertezza
sull’evolversi della situazione resta. Alcuni imprenditori e manager cercano
di eliminare quest’incertezza, altri la ignorano. In tutte e due i casi si
viene a creare “una pesante cappa di inefficacia” organizzativa perché si
rischia di non stimolare se stessi ed i propri collaboratori a comprendere
appieno, e soprattutto agire, rispetto ad una realtà in continuo cambiamento.
Tutto questo reca gravi danni alla crescita e al progresso aziendale. Infatti,
una ricerca che abbiamo svolto negli Stati Uniti (su un rappresentativo campione
di aziende che va dalla piccola ditta alla multinazionale Fortune 500) mostra
che imprenditori e manager di successo anziché eliminare l’incertezza la
accolgono: in altre parole la utilizzano, la sfruttano a proprio favore per
progredire. Il modello di seguito descritto fornisce una base concettuale per
stimolare una cultura organizzativa che accoglie l’incertezza. Le successive
due sezioni di questo articolo evidenziano come stimolare tale processo, in
termini di approccio mentale e comportamenti, all’interno della propria
azienda.
IL MODELLO DEL
PROGRESSO
La
Figura 1 mostra graficamente le tensioni organizzative che imprenditori e
manager si trovano a gestire. Un movimento a onda fra certezze ed incertezze il
cui spostamento crea il percorso per progredire in modo costante confrontandosi
con sfide previste e impreviste. Imprenditori e manager di successo sono
consapevoli che il modo di agire schematizzato nel modello sviluppa la tensione
organizzativa indispensabile per un progresso significativo: in un clima
organizzativo dinamico il mare raramente è calmo. Di seguito una descrizione
dei fattori attivi all’interno del modello.
Fondamentalmente tutte le attività aziendali
possono essere classificate in due categorie: attività di esplorazione e
attività di perfezionamento.
Esplorare incrementa l’incertezza in quanto comporta la
dinamica ricerca di opportunità e possibilità. Gli esploratori sono
maestri nello scoprire e nell’osservare.
Le capacità di esplorazione comprendono attività quali:
-
Networking – sviluppare utili contatti con altre persone appartenenti
anche a settori diversi rispetto al proprio;
-
Immaginare – pensare creativamente a nuove possibilità e opportunità;
-
Monitorare – osservare il contesto che ci circonda in modo rapido,
sistematico e strategico;
-
Brainstorming – sviluppare molte idee per risolvere problemi;
-
Sperimentare – mettere alla prova idee
e progetti in modo sistematico.
Perfezionare
incrementa la certezza in quanto consiste nell’affinare, nel rifinire un’idea,
un approccio, un compito già esistente. Alcune attività aziendali che fanno
parte di questa classificazione:
-
Pianificare dettagliatamente le attività organizzative da svolgere;
-
Organizzare l’utilizzo efficace ed efficiente delle risorse di cui si
dispone;
-
Delegare attività e compiti;
-
Svolgere attività di project management;
-
Fare previsioni economiche e finanziarie.
Quando
le attività sopra descritte vengono svolte in maniera integrata, seguendo un
comune senso di direzione, vengono associate nel loro complesso al concetto di Piattaforma.
Una piattaforma è infatti un intreccio di concetti, idee, nozioni e azioni che
hanno un senso comune e una finalità ben precisa. Alcuni esempi di piattaforma:
-
La progettazione di un prodotto;
-
Lo sviluppo di un software;
-
Lo sviluppo di un determinato ruolo professionale;
-
L’elaborazione di una proposta
commerciale.
Le
piattaforme forniscono un senso di ordine, convogliano l’attenzione e la
comunicazione attorno a nozioni e attività definite. La piattaforma si evolve
in diverse versioni che si sviluppano con il progredire delle attività di
perfezionamento (notare i cerchietti marcati con 1.1, 1.2, 1.3 ecc.). Ad esempio
consideriamo una piattaforma software (1.1); versioni successive (1.2, 1.3 ecc.)
del software rappresentano miglioramenti graduali della piattaforma e portano il
prodotto verso un maggiore grado di certezza nelle sue funzionalità e nel suo
utilizzo. Una nuova piattaforma (2.1) indica un’evoluzione, un salto in avanti
radicale, che quasi sempre comporta percezioni di maggiore incertezza.
Il
Progresso si manifesta quando l’azienda nelle sue azioni
si sposta da sinistra verso destra all’interno del modello. Da notare che una
nuova versione della piattaforma non necessariamente rappresenta sempre un passo
in avanti, a volte è necessario fare un passo indietro per far progredire un
progetto in modo più concreto. In genere, il passaggio da una piattaforma
all’altra, attraverso attività di esplorazione, porta un maggiore progresso
rispetto al perfezionamento della piattaforma esistente (vedi confronto fra
segmenti A e B). Certamente non è mai semplice decidere se sviluppare
(perfezionare) una piattaforma esistente o crearne (esplorare) una nuova.
SVILUPPARE
IL GIUSTO APPROCCIO MENTALE
L’utilizzo
dell’incertezza a beneficio del progresso aziendale richiede un approccio
mentale adeguato al compito. Imprenditori e manager possono sviluppare questo
approccio da un punto di vista cognitivo ed emotivo prendendo in considerazione
le seguenti tre linee guida:
1.)
Rendersi conto che c’è un livello ottimale di incertezza. Il
continuare ad esplorare senza definire un punto di consolidamento è indice di
mancanza di volontà (o mancanza di capacità) nel definire la base di un
determinato corso di azione su cui costruire. Ad esempio, quando Thomas Edison
faceva esperimenti per trovare i filamenti perfetti per la lampadina,
periodicamente faceva un resoconto delle classificazioni di materiali che
funzionavano e che non funzionavano allo scopo. Spesso Edison viene citato come
esempio di successo dovuto ad una incredibile persistenza nel provare e
riprovare varie soluzioni. In realtà questo rappresenta solo una parte della
vera storia. Infatti, l’essere persistenti senza riflettere a fondo su quello
che si sta facendo può eventualmente portare a risultati; ma la
persistenza unita all’osservare in modo critico accelera i tempi di
innovazione. Il genio di Edison è stato riconosciuto nella sua capacità di
utilizzare i fallimenti incontrati nella fase di esplorazione come occasioni di
apprendimento su come affrontare i passi successivi. William James riflette su
questa considerazione, “Il primo requisito è quello di saper generare molte
ipotesi; il requisito immediatamente successivo è quello di avere il coraggio e
la volontà di scartare dette ipotesi nello stesso momento in cui sono
contraddette dall’esperienza”.
2.)
Rendersi conto che c’è un livello ottimale di certezza. Non è
semplice identificare il livello ottimale di certezza sulle basi del quale agire
efficacemente. Quando si va in cerca di certezze con attività di
perfezionamento si corre il rischio di limitare le proprie capacità di azione,
e soprattutto di reazione, rispetto all’evolversi delle circostanze. A volte
questo può essere osservato in un modo di ragionare chiuso in un circolo
vizioso del tipo:
Persona
A: Anche se non va come previsto, dobbiamo attenerci al piano.
Persona
B: Ma perché non lo modifichiamo?
Persona A: Perché è il piano, e non può essere modificato.
Questo
tipo di logica crea certezze artificiali (il piano originale è il solo modo di
procedere) che spesso si sfaldano nel confronto diretto con la realtà e
limitano il modo di pensare e comprendere le situazioni. Affermazioni del tipo,
“Non capisco cosa sia andato storto… abbiamo seguito il piano”, rivelano
la presenza di queste dinamiche di pensiero e di azione. Sfortunatamente, le
persone che si trovano imprigionate da questa trappola (da loro stesse
costruita) non si rendono conto che i loro bisogni di certezza sono proprio alla
radice della mancanza di risultati attesi.
3.)
Ricordare che il progresso non coincide necessariamente con il tempo
che viene utilizzato per perfezionare una determinata piattaforma. Fa riflettere la parafrasi di un’affermazione di Picasso,
“Qualsiasi atto creativo è prima di tutto un atto di distruzione delle
piattaforme esistenti”. La storia è stata spesso maestra in questo senso. Ad
esempio, la costruzione di una perfetta capsula spaziale Mercury non avrebbe mai
portato un uomo sulla Luna. Il 25 Maggio 1961, il Presidente John F. Kennedy
coinvolse gli Stati Uniti in una sfida: entro la fine degli anni sessanta un
uomo sarebbe arrivato sulla Luna e avrebbe fatto ritorno sulla terra sano e
salvo. Il 16 luglio 1969, Neil Armstrong posò il piede sul suolo lunare. Si è
trattato di uno dei successi più spettacolari dell’era moderna. Cosa lo ha
reso possibile?
L’efficacia
del processo nasce proprio dalla capacità di gestire in modo accorto
l’incertezza attraverso la creazione di piattaforme dalle quali sviluppare
esplorazioni e perfezionamenti successivi. Con il programma Mercury la NASA
perfezionò le tecniche che avrebbero consentito all’uomo di muoversi in
assenza di gravità. La piattaforma Mercury aprì la strada al programma Gemini
(nuova piattaforma), che a sua volta venne trasformato nel Programma Apollo
(ancora una nuova piattaforma). Dopo sei voli Mercury, dieci missioni Gemini e
quattro lanci Apollo (tutti perfezionamenti all’interno di una specifica
piattaforma), la missione venne portata a termine, “Un piccolo passo per
l’uomo, un grande balzo per l’umanità”. Questo fa ci fa riflettere su una
provocazione lanciata dal filosofo Robert Grudin, “…l’unica cosa che
dovrebbe essere vietata è rimanere immobili e dire
‘questo è quanto’”. Le organizzazioni di successo guardano al di là
delle difficoltà delle loro piattaforme attuali al fine di intravedere
possibilità, opportunità e successi futuri.
Seguendo
una linea di pensiero molto simile, Willie Rogers ha osservato, “anche se sei
sulla strada giusta, sarai travolto dagli altri se ti fermi”. Questa acuta
riflessione stimola domande chiave:
-
Quanto a lungo un’azienda dovrebbe continuare ad operare sulle basi di
una piattaforma che si rivela efficace?
-
Quando si può dire di aver imparato abbastanza per essere in grado di
passare alla piattaforma successiva?
-
Quale rapporto ci dovrebbe essere fra la vecchia e la nuova piattaforma?
Il
rispondere efficacemente e costruttivamente a queste domande richiede di
possedere un approccio mentale flessibile che si basa su un modo di vedere le
cose controcorrente: si giunge ad eccellere quando, invece di continuare a
perfezionare una piattaforma imperfetta, si ha il coraggio di confrontarci con
nuove incertezze sviluppando integralmente una nuova piattaforma che faccia
tesoro di quanto appreso dalle esperienze precedenti. In questo senso, dunque,
il prezzo dell’eccellenza è una inevitabile sensazione di incompletezza.
SVILUPPARE
LE CAPACITA’ NECESSARIE
Poiché
la maggior parte delle aziende si sentono sufficientemente a loro agio nel
perfezionare piattaforme esistenti, abbiamo concentrato la nostra ricerca sugli
aspetti legati alle attività di esplorazione. Nel fare questo abbiamo
riscontrato che le organizzazioni hanno bisogno di possedere tre capacità di
base per accogliere l’incertezza: 1) incoraggiare la consapevolezza; 2)
comunicare riguardo all’incertezza; 3) catalizzare l’azione in periodi di
incertezza. Di seguito procediamo a descrivere come sviluppare queste capacità.
1)
Incoraggiare la consapevolezza.
Questo consiste principalmente in tre
attività:
·
Identificare in quale posizione del modello si trova l’azienda
(o un progetto specifico da essa curato). Imprenditori e manager possono
utilizzare questo punto di partenza per iniziare una discussione costruttiva sul
come procedere. Infatti, dopotutto le varie persone coinvolte sulla gestione
aziendale potrebbero non essere d’accordo in merito al posizionamento
dell’azienda sul modello. Da questo possono scaturire una serie di utili
considerazioni:
-
L’azienda sta perfezionando una piattaforma esistente o ne sta
costruendo una nuova?
-
Giunti a questo punto, sarebbe preferibile essere in una fase di
esplorazione o in una fase di perfezionamento?
Il
discutere su questi aspetti evidenzia, anche in senso grafico e visivo,
l’inevitabile presenza di fattori di incertezza che pervadono la vita
aziendale.
·
Identificare le inadeguatezze della piattaforma su cui si opera
attualmente. Molte persone non percepiscono le piattaforme come punti di
raccolta temporanea di conoscenze e attività; bensì vedono dette piattaforme
come elementi stabili, sicuri, protettivi e per questo spesso mostrano una
marcata resistenza quando si trovano portati ad abbandonarle. Quando è che
un’azienda smette di migliorare una determinata linea di prodotto e decide di
crearne una totalmente nuova? Queste sono decisioni difficili da prendere ed è
per questo che le organizzazioni si trovano a stare ancorate su una stessa
piattaforma troppo a lungo. Come afferma Tim Mannon, dirigente presso la Hewlett
Packard, “il rischio più grosso per il nostro business attuale è quello di
rimanere fermi per un anno di troppo su un modello di business che ha avuto
successo”.
·
Saper porre le domande giuste.
Spesso imprenditori e manager mettono alla prova dettagli chiedendo prove e
controprove domandando, “Quali sono i dati che supportano quell’idea?”.
Tutto questo rappresenta un modo di incrementare la certezza. Ma quando ci si
vuole confrontare concretamente con l’incertezza della realtà sono altri gli
aspetti sui quali ci si dovrebbe porre delle domande. Domande che possono
smascherare certezze artificiali. Ecco alcune di queste:
-
Quale è il livello di certezza che
possiamo associare a quell’idea?
-
E’ veramente possibile trovare una
risposta a quella domanda?
-
Abbiamo veramente bisogno di approfondire
tutto questo prima di procedere?
-
Possiamo tracciare un altro scenario
all’interno della stessa situazione?
-
C’è un altro modo di organizzare
queste idee?
-
Stiamo prendendo una decisione
affrettata?
Il
rispondere a queste domande è un modo per introdurre maggiori incertezze nelle
discussioni. Ciò può anche portare a momenti di temporanea confusione, e
questo è un altro modo per stimolare costruttivamente la consapevolezza
dell’incertezza.
2)
Comunicare riguardo
all’incertezza. Di
seguito presentiamo due attività che facilitano questo:
·
Inquadrare (in modo costante e
sistematico) I problemi e le sfide nei termini più ampi possibili prima di
formulare possibili soluzioni. Questo “inquadrare” va a costituire una specie di filtro attraverso
il quale i collaboratori percepiscono eventi organizzativi, mettendo in evidenza
alcuni aspetti della situazione e prestando meno attenzione ad altri. Quando
imprenditori e manager “inquadrano” l’incertezza in modo costante e
sistematico, creano una prospettiva che implicitamente guida l’energia dei
propri collaboratori, aiutandoli ad identificare un significato all’interno
dei contesti confusi nei quali possono venire a trovarsi. Lo sviluppo di un senso di prospettiva di questo tipo
consente di stimolare nei propri collaboratori una “visione di insieme” che
li aiuta a sollevarsi dalle complessità dei compiti quotidiani. Il concetto
base è quello di mettere in evidenza i contorni della sfida nel suo complesso e
al tempo stesso portare i propri collaboratori a rendersi conto che non sempre
soluzioni che paiono efficaci nell’immediato lo sono anche rispetto ad una
prospettiva a medio o lungo termine.
Ad
esempio, riflettiamo sul modo in cui un responsabile di stabilimento ha scelto
di “inquadrare” un contesto che comportava un cambiamento negli schemi di
produzione. Allo scopo di mantenere competitività lo stabilimento doveva
passare da un lungo ciclo produttivo per poche tipologie di articolo a vari
cicli produttivi più brevi per molte tipologie di articolo. Questo rilevante
cambiamento comportava una revisione di molte procedure, un investimento ingente
in nuovi impianti, e soprattutto (aspetto più difficile e complesso) un
cambiamento nell’approccio al lavoro da parte dei collaboratori. Collaboratori
che dovevano assorbire tutte queste dinamiche al tempo stesso in cui
continuavano ad utilizzare i loro schemi produttivi tradizionali. Il
responsabile di stabilimento decise di “inquadrare” la situazione
affermando, “la nostra sfida consiste nel continuare la produzione allo stesso
tempo che portiamo avanti la trasformazione dello stabilimento”. Da quel
momento “produzione e trasformazione” divenne la massima dello stabilimento
per anni. Un massima che fornì un senso di motivazione sia per le persone che
si dedicavano ai compiti produttivi sia per le persone che lavoravano sui
cambiamenti strutturali. La massima aiutò le persone a comprendere eventi che a
prima vista potevano sembrare insensati, come ad esempio il fatto di utilizzare
risorse per acquistare nuovo macchinario anziché aggiornare quello esistente.
L’efficacia del modo di comunicare ed “inquadrare” il contesto venne
dimostrata dal fatto che i livelli di produzione continuarono a incrementare
anche durante questa lunga fase di transizione.
L’efficacia
di questa operazione fu dovuta a varie ragioni tutte legate al modo di
comunicare ed influenzare le percezioni: le parole della massima fanno rima,
sono semplici, sono facili da ricordare, infondono un senso di azione verso il
presente ed il futuro. Infatti, “produzione e trasformazione” divenne molto
più di un efficace massima; aiutò le persone a dare un significato al loro
agire quotidiano proiettandolo contemporaneamente sullo sviluppo del futuro.
·
Stimolare un dialogo
costruttivo attraverso l’identificazione dei livelli di certezza e incertezza
associati con fatti e fattori critici. Fare
un’analisi del livello di certezza da associare ad affermazioni e fattori
critici costituisce un modo utile per stimolare un dialogo costruttivo riguardo
all’incertezza. Ad esempio, molti fattori potrebbero influenzare la decisione
di un’azienda riguardo il lancio di un nuovo prodotto. Nessuno può essere
sicuro al 100% che il mercato accoglierà positivamente quel prodotto.
Assegnando un livello di certezza (“visti gli studi e le analisi di mercato
abbiamo l’80% delle probabilità che il mercato assorba i livelli produttivi
che abbiamo fissato per il primo anno”) contribuisce a evidenziare i rischi
che fanno parte di un determinato corso di azione. Se poi la decisione si rivela
sbagliata si può fare diretto riferimento ai rischi legati alla stessa
preventivamente evidenziati. In questo modo il contesto viene fino dall’inizio
“inquadrato” in maniera da costituire in ogni caso un’occasione di
apprendimento da utilizzare costruttivamente per il futuro. Ad esempio, la
Direzione potrebbe rendersi conto dell’importanza di non fare eccessivo
affidamento sulle ricerche di mercato. Infatti, troppo spesso imprenditori e
manager si concentrano su quanto conoscono (o pensano di conoscere) bene
trascurando quello che non sanno (o non possono sapere). In questo senso
quantificare i livelli di certezza e incertezza legati a fatti e fattori critici
contribuisce a sviluppare una visione più realistica delle dinamiche interne ed
esterne in cui l’azienda opera.
3)
Catalizzare l’azione in
periodi di incertezza. Facciamo
riferimento a tre modi per catalizzare l’azione:
·
Sperimentare. Lo
sperimentare costituisce un’alternativa di azione molto utile quando ci si
confronta con l’incertezza in quanto fornisce opportunità significative di
apprendimento reale. Sperimentare significa mettere alla prova in senso
tangibile idee creative generate integralmente in modo originale o, molto più
spesso, traendo spunto o combinando idee provenienti da successi altrui anche in
contesti totalmente diversi rispetto al proprio.
·
Utilizzare l’intuizione per
guidare decisioni complesse.
Una ricerca effettuata su un
gruppo di manager ha messo in evidenza che due terzi di loro considerano
l’utilizzo del proprio intuito un fattore chiave per incrementare
l’efficacia delle proprie decisioni. L’intuizione rende più rapido
l’agire, permette di sintetizzare informazioni e costituisce un riscontro
rispetto ad analisi sviluppate solamente sulla base di dati raccolti spesso in
modo asettico o artificiale. Alcuni critici associano l’utilizzo
dell’intuizione nel decidere all’irrazionalità. (Ma cosa pensiamo allora
dei numeri irrazionali? Un tempo questi non erano accettati dai matematici
appartenenti al mondo accademico; ora numeri razionali e irrazionali sono
conosciuti e identificati complessivamente come numeri reali. Riflettere su
questo può essere un’utile lezione). Una precauzione da sottolineare: quando
parliamo di intuito non parliamo di sensazioni che provengono dal niente e che
spesso rappresentano una facile scusa per discreditare fatti oggettivi che
contraddicono il proprio pensiero. Infatti, l’intuizione funziona al meglio
quando è radicata nell’esperienza; chiaramente l’intuizione di un esperto
è molto più affidabile rispetto a quella di un non-esperto. Questa è la
ragione per cui imprenditori e manager di successo sono capaci di fare appello
al loro intuito che si è sviluppato nel corso delle loro esperienze
professionali e di vita.
·
Coltivare e diffondere
l’approccio della flessibilità focalizzata. Nel
Libro dei Proverbi Re Salomone ammonisce, “Guardate alla formica, voi pigri;
osservate come agisce e siate saggi” (Libro dei Proverbi 6.6). Non è tanto
l’etica lavorativa delle formiche ad essere interessante, sono le loro
dinamiche operative nel lavoro di gruppo che forniscono profondi spunti di
riflessione. Alcuni scienziati e ricercatori parlano a tal proposito del
concetto di “intelligenza dello sciame”. E’ un tipo di intelligenza che
risulta evidente osservando il comportamento collettivo delle formiche, come ad
esempio la gestione di aspetti logistici riguardanti l’identificazione del
percorso più rapido a fonti di cibo. Due scienziati hanno osservato,
“lasciando tracce di feromone lungo il percorso e cercando continuamente nuovi
percorsi, le formiche costituiscono, in un modo apparentemente casuale e
naturale, una strategia pratica per rispondere in modo rapido alle sfide
dell’ambiente”. Le formiche sono molto abili nel dimenticare vecchi sentieri
percorsi e scambiare ruoli se questo è importante per il raggiungimento degli
obiettivi dell’intero gruppo. In altre parole, le formiche mettono in pratica
una “flessibilità focalizzata”: si concentrano sui loro bisogni presenti e
al tempo stesso mantengono un livello di flessibilità di azione per gestire i
bisogni futuri.
Alcune
aziende iniziano a riconoscere l’efficacia di questo approccio nel confronto
con le incertezze della realtà in cui operano. Due studiosi di strategia
aziendale hanno osservato:
“Imprenditori e manager di
aziende di successo riconoscono che le opportunità di vantaggio competitivo si
trovano all’interno di mercati che sono in forte cambiamento e confusione; per
questo loro si buttano in mercati caotici, verificano opportunità, cercano e
sfruttano possibilità di successo adattandosi con flessibilità a circostanze
in continua evoluzione. Essenziale per tutto questo è il divenire consapevoli
che è sufficiente agire sulla base di poche regole di base strategiche e
operative per sopravvivere, anzi prosperare, in ambienti caotici”.
Sembra
proprio quello che fanno le formiche! Il focalizzare fornisce la
motivazione e il senso di direzione per concentrare concretamente risorse su
obiettivi specifici. La flessibilità permette di rispondere alle
dinamiche di mercato in modo più rapido e al tempo stesso ridurre i costi di
sviluppo. Flessibilità focalizzata può apparire come un concetto che racchiude
due termini in forte contrasto fra loro, in realtà è proprio questo contrasto
che sviluppa la tensione cognitiva ed emotiva necessaria a catalizzare
l’azione nel corso di periodi di incertezza.
Conclusione
Riguardo
all’incertezza è significativa un’affermazione di Warren Bennis tratta da
un suo recente articolo pubblicato dalla rivista di management CIO INSIGHT:
“Accogliere
l’incertezza è un approccio efficace per molte ragioni: incoraggia il
coinvolgimento; favorisce il rispetto per chi ha effettivamente il livello di
conoscenza adeguato al contesto; porta a esprimere la volontà di cercare
risposte invece di difendere posizioni prese. Ma il suo potere più forte
consiste nell’indurre a riconoscere che quello che sappiamo è meno importante
di ciò che sta per accadere.”
I
titoli dei quotidiani associano molto più spesso l’incertezza alla paura che
all’opportunità, rivelando una scarsa attenzione ai potenziali benefici di
accogliere l’incertezza. Imprenditori e manager di successo sono consapevoli
di questo e utilizzano in modo creativo le tendenze delle proprie aziende verso
attività di esplorazione e perfezionamento. Sono consapevoli che il fattore
chiave alla concretizzazione di questi benefici consiste nel formare e
rafforzare una cultura aziendale in cui sono presenti l’approccio mentale e le
competenze sopra evidenziate e stimolano attivamente questi aspetti. Fanno
questo perché si rendono conto che l’incertezza deve essere legata ad un
senso di progresso piuttosto che di smarrimento. Un senso di progresso basato su
un sempre attivo e concreto rapporto con la realtà.
Note:
Questo
articolo è stato pubblicato sul mensile “Sistemi & Impresa” - Giugno
2004 e fa riferimento a contenuti del libro “Accogliere l’incertezza:
l’essenza della leadership” di P.Clampitt e R.DeKoch - Edizioni
Guerini e Associati - 2003. Per ulteriori riferimenti sul libro consultare www.professionelavoro.net/ai
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